Scattare un’istantanea dopo 15 mesi di governo del M5s a guida Raggi mette i brividi

Trasporto pubblico fantasma, con Atac alla deriva; sistema di raccolta dei rifiuti indecente e ricondotto nelle mani di Cerroni, con i piani di rilancio di Ama vanificati; illuminazione e acqua sempre più carenti, con Acea attenta soltanto agli utili dei soci; povertà in aumento e servizi sociali in irresponsabile riduzione; urbanistica servile come e più di prima sulla base delle indicazioni di Casaleggio e Grillo; scuole, strade ed aree verdi più abbandonate che mai; iniziative culturali e sportive col contagocce; gestione del patrimonio immobiliare pubblico delegata a Corte dei Conti, Prefettura e Questura; emergenza abitativa esplosiva con il Campidoglio incapace persino di spendere i 40 milioni messi a disposizione dalla Regione; bilancio capitolino in costante allarme e prossimo al dissesto finanziario; giovani con occupazioni ancora più precarie ed imprese in fuga verso Milano e altre città del nord.
Scattare un’istantanea dopo 15 mesi di governo del M5s a guida Raggi mette davvero i brividi: Roma è una città senza guida, senza cura per gli aspetti della quotidianità e senza un’idea strategica per il futuro.

Ma purtroppo non è nemmeno tutto. Di solito, a fronte delle mancanze dei livelli istituzionali, c’è sempre stato un grande attivismo di comitati, associazioni e realtà di base che, quartiere per quartiere, spesso in autogestione o in dialettica critica, hanno conquistato miglioramenti piccoli e grandi. Da quando la Sindaca Raggi si è insediata in Campidoglio, invece, non nasce più un Orto urbano, una Palestra popolare, uno spazio sociale, un luogo di condivisione del lavoro e delle competenze (coworking), un laboratorio di produzione (fab lab), un progetto di riqualificazione con la street art, mentre molte delle migliori esperienze nate e consolidate nel passato vengono aggredite e maltrattate, ora con le trappole burocratiche (è il caso di Orti urbani e di Comitati che hanno autogestito giardini e parchi) ora con i sigilli, la polizia e gli sgomberi (come è toccato a associazioni culturali, realtà del volontariato, centri sociali). Ai problemi dilaganti in ogni ambito si aggiunge insomma un’azione di mortificazione sistematica delle migliori esperienze territoriali, in una guerra non dichiarata che risparmia soltanto quei comitati e quei gruppi che accettano un ruolo da comprimari, tra sudditanza, realtà virtuale e propaganda.

Il M5s punta a sostituire con le dinamiche da setta l’anima popolare e creativa della città, ma non può vincere…

stampa
Share