Programma – 1. La questione urbanistica

La questione urbanistica: contrastare la speculazione e difendere l’interesse pubblico

La speculazione edilizia è una delle costanti della storia di Roma, con macroscopici danni all’ambiente, al paesaggio e alla vivibilità e nessun vantaggio duraturo per la collettività. Nel segnare una netta discontinuità col passato, va raccolta la sfida di bloccare definitivamente il mattone e di rendere vivibile la città di oggi, invitando l’imprenditoria a cimentarsi nel recupero e nella conversione dei volumi esistenti.

Il Municipio Roma VIII è interessato da imponenti processi di trasformazione urbana e di riconversione di funzioni dismesse. Un numero consistente di grandi e medi progetti a regia pubblica si intersecano tra di loro e con interventi privati, definendo un articolato puzzle in cui occorre mantenere la visione complessiva e la stella polare della sostenibilità e dell’interesse collettivo. Si pensi alla crescita dell’Università di Roma Tre nell’area di Ostiense, San Paolo e Marconi, alla recente riqualificazione dell’ex air terminal Ostiense, dove il megastore del cibo italiano di qualità Eataly e la stazione dei treni veloci di Casa Italo hanno preso il posto delle strutture in abbandono, al Piano di demolizione e ricostruzione realizzato a Viale Giustiniano Imperatore, alla riqualificazione del Mercato coperto di Via Passino, al Contratto di Quartiere Tormarancia ed al previsto Parco da realizzare nella Tenuta, alla trasformazione di Piazza dei Navigatori tramite il Piano di riassetto, all’albergo incompiuto di Via Costantino, al cantiere aperto che trasformerà in Città dei Giovani gli ex Mercati Generali, all’edificazione I60 di Via Grottaperfetta, al Punto Verde Qualità Grottaperfetta di Via Calderon de la Barca, ai progetti delineati a grandi linee sull’ex Fiera di Viale Colombo ed a quelli che verranno sull’ex deposito Atac di Via Severo, sul deposito Ama di Piazza Caduti della Montagnola, sul Polo natatorio in disuso di Valco San Paolo, sull’area Eni-Italgas a Via Ostiense e sulla ex caserma a Via del Porto Fluviale. Su ognuna delle menzionate vicende si intende perseguire l’interesse pubblico e tenere insieme lo sviluppo del territorio con la riduzione dei costi sociali ad esso connessi, in alcuni casi continuando battaglie già consolidate negli anni scorsi, in particolare proseguendo nell’azione finalizzata a:

  • tutelare il Parco dell’Appia Antica e valorizzarlo come Distretto pilota di sostenibilità ambientale ed altra economia a Roma sud ovest. L’Appia Antica è la Regina Viarum, il Parco che ne prende il nome un inestimabile patrimonio storico, archeologico e paesaggistico. Esso, un cuneo verde all’interno dell’espansione edilizia romana, assediato da traffico veicolare dannoso per la conservazione dei monumenti ed ostacolo alla fruizione, oltraggiato da quell’abusivismo edilizio in forma odiosamente speculativa che l’ha invaso malgrado la tutela integrale apposta nel 1965, ha le potenzialità per risollevare un pezzo di economia cittadina. Qui serve produrre e proporre un’idea generale di sviluppo dell’area, serve dare un reale e definitivo impulso in particolare alla realizzazione del parco nella Tenuta di Tormarancia, serve avviarsi decisamente sulla strada di un Distretto pilota di sostenibilità ambientale ed altra economia a Roma sud ovest, elemento propulsore per la valorizzazione delle vocazioni naturalistiche, serve perseguire l’integrazione simbolica e materiale dell’Appia Antica con l’area centrale dei Fori, per arrivare alla costituzione del Parco archeologico immaginato già dai tempi di Antonio Cederna.

Alle dimore principesche costruite sui resti di una civiltà millenaria, segni dell’interesse privato che schiaccia quello pubblico, va contrapposta la cultura del rispetto e dell’unicità del luogo, uno di quelli che rendono Roma irripetibile nel mondo. Va agito per facilitare la riqualificazione, il mantenimento e la fruizione dell’immenso patrimonio, delineare un sistema della mobilità interno ed in entrata-uscita che sia consono ai luoghi, con la dotazione di ambiti ciclo pedonali, procedere alla riduzione delle attività incompatibili tramite delocalizzazione, produrre cultura e rispetto dell’ambiente, rafforzare l’attrattività turistica e la capacità di ricezione, il tutto nella consapevolezza di far parte di una città che per riprendersi ha bisogno anche di riscoprire l’importanza di curare la proprio immensa concentrazione di beni culturali, di rispettare la sua struttura atipica segnata dall’alternanza irregolare di costruzioni ed agro romano. Tra le priorità c’è quella di promuovere altri accordi interistituzionali, come quelli che il Municipio nel recente passato ha voluto con la Regione Lazio, la Soprintendenza archeologica di Stato e l’Ente Parco. Grazie ad essi si è riusciti ad utilizzare al meglio le risorse disponibili ed a realizzare quella che è stata per Roma l’ultima serie di interventi concreti di demolizione di manufatti abusivi e di ripristino dei luoghi in aree di pregio;

  • tutelare lo storico Fosso delle Tre Fontane e ridurre le volumetrie previste dall’edificazione I60 a Grottaperfetta . Il Programma di Trasformazione Urbanistica denominato I60 ha un valore economico superiore al miliardo di euro e prevede la costruzione di 400.000 metri cubi concentrati in circa 23 ettari di terreno. Tale imponente operazione, affidata a quel Consorzio Grottaperfetta composto da 28 medi e grandi costruttori romani, proviene dal Piano Regolatore Generale degli anni ’60, che consentiva la realizzazione di 180.000 mc. A questi si sono poi aggiunti ulteriori 220.000 mc provenienti dall’istituto delle ‘compensazioni’, applicato al tempo della vittoria ambientalista che ha impedito di sommergere di cemento la Tenuta di Tormarancia. Il peccato originale, ineludibile, sta proprio qui: nell’intenzione di realizzare un’edificazione enorme – oltre il doppio di quella originaria – all’interno di un’area evidentemente inadeguata. Da ciò deriva la necessità di ottenere uno sfruttamento oltremodo intensivo dell’area che, viste le limitazioni d’altezza imposte agli edifici, si traduce nella propensione ad estendere le superfici edificabili ignorando la tutela esistente. Oggetto della tutela sono i Beni Ambientali – il Fosso delle Tre Fontane – e quelli Storici e Paesaggistici – i sei antichi Casali vincolati e gli imponenti ritrovamenti archeologici, compresa una villa romana ora ricoperta -, per il reperimento degli standard urbanistici previsti per legge. In breve, per consentire la costruzione della sproporzionata volumetria e quindi di tutti e 32 i palazzi si tende a superare (distruggendo) i vincoli naturali. Dal febbraio 2014 il Municipio ha bloccato in flagranza, con un intervento di sequestro, l’azione illegale di cancellazione del Fosso delle Tre Fontane, aprendo una nuova fase nell’azione di tutela del territorio e ridando fiato alle voci che chiedono una sostanziale riduzione dell’operazione urbanistica;
  • pretendere le infrastrutture e i servizi pubblici previsti a Piazza dei Navigatori. Il Piano di Riassetto prevede, oltre alle imponenti cubature riservate alla compagine imprenditoriale, in gran parte realizzate – e in molti casi abbandonate -, la realizzazione di un sottopasso su Viale Colombo, di oltre mille parcheggi pubblici, dell’ampliamento dell’area verde e di strutture pubbliche finalizzate ad ospitare un asilo ed un circolo bocciofilo: di essi non c’è traccia. Esse servono al complesso in realizzazione ed all’intera zona, interessata anche dalla trasformazione della limitrofa area dell’ex Fiera e vanno realizzate recuperando il tempo perduto. Per questo motivo, oltre che per l’assenza di regolari fideiussioni bancarie a garanzia dell’operazione, il Municipio ha insistito fino ad ottenere dagli Uffici comunali l’avvio della revoca della Convenzione, una importante misura che costringe ad un diverso atteggiamento la cordata imprenditoriale e che può aprire una nuova fase nell’intricata vicenda, rappresentando il primo atto forte di autotutela dell’Amministrazione capitolina.

In un fazzoletto di terreno si sono concentrati 150.000 metri cubi, che hanno preso la forma dell’edificio alto adibito ad uffici e della piastra più bassa ad uso commerciale, con il terzo palazzo in programma ancora non iniziato, lungo la direttrice di Via delle Sette Chiese. Esso deve essere cancellato, o tutt’al più va rinviata la valutazione sull’opportunità di costruirlo al momento in cui si sarà recuperata la dotazione di opere per la collettività che ad oggi sono al palo;

  • ottenere il completamento e l’acquisizione ad uso pubblico di porzioni dell’albergo di Via Costantino. Con la Convenzione urbanistica del 2004 relativa a Piazza dei Navigatori – di cui al punto precedente – il Comune di Roma ha concesso agli imprenditori altri 34.000 mc a finalità alberghiera nel vicino quadrante Via Costantino-Viale Giustiniano Imperatore. Il palazzo, significativamente ribattezzato bidet dagli abitanti della zona, è incompleto e da tempo in stato di abbandono. Va imposta la conclusione dell’opera e, contemporaneamente, va decisa la riconversione di una porzione in Ostello comunale o in struttura per l’emergenza e il disagio abitativo, a titolo di risarcimento della collettività per le opere dovute e non arrivate;
  • ridurre il cemento previsto all’ex Fiera e migliorare la qualità, l’utilità sociale e la sostenibilità della generica progettualità attuale. La Fiera di Roma di Viale Colombo ha chiuso i battenti nel 2005. Da allora i preziosi sette ettari di superficie sono stati lasciati all’abbandono, utilizzati alternativamente per ospitare emergenze sociali o per ammassare cassonetti e materiali di risulta. La proprietà, Investimenti spa, che ha come principali azionisti la Camera di Commercio, la Regione Lazio e Roma Capitale, in ogni occasione ha manifestato le proprie intenzioni di massimizzare i profitti proponendo l’edificazione di cubature spropositate, scontrandosi sempre con il Municipio, i comitati e le realtà associative del territorio, determinati nel ridurre i pesi urbanistici e nel richiedere un aumento dei servizi pubblici e dell’utilità sociale dell’operazione. L’ex Giunta Marino ha poi approvato una variante al Prg –‘Piano di utilizzazione delle aree della Via Cristoforo Colombo da Porta Ardeatina a Via delle Tre Fontane – Ambito n. 2 Risistemazione della Fiera di Roma’- in cui ribadisce la scelta di procedere a demolire e ricostruire, recependo positivamente nel documento una delle indicazioni ‘storiche’ dell’Ente municipale, avanzata ripetutamente ma mai accolta in passato: il vincolo a reperire gli standard urbanistici solo all’interno dell’area e non all’esterno, come era nelle precedenti ipotesi progettuali. In tal modo si ottiene un miglioramento in termini di incremento delle superfici destinate a servizi pubblici, di aumento del verde e dei parcheggi pubblici. Ma non è ancora sufficiente. I 67.500 metri quadri di Superfici Utili Lorde (Sul) indicate, meno dei 90.000 del precedente progetto, sono ancora decisamente eccessivi, visto che l’attuale consistenza dell’ex Fiera è stata stimata dal Municipio in 45.000 metri quadri. Occorre scendere intorno a questo valore sul piano dimensionale e ottenere altri significativi miglioramenti: la parte residenziale prevista deve venire equamente distribuita tra case per il mercato libero e di edilizia residenziale pubblica, in modo da contribuire a contrastare il dramma dell’emergenza abitativa; con riferimento al sistema della mobilità, l’intera operazione va vincolata alla realizzazione, preventiva, della linea tramviaria ‘ex Fiera’, richiesta dal Municipio fin dal 2006, che da Viale Marconi si prevede che percorra Viale Giustiniano Imperatore e Viale Colombo, fino al centro; con riferimento alla tempistica, va resa obbligatoria la contestuale realizzazione delle opere pubbliche e private;
  • migliorare il progetto di trasformazione degli ex Consorzi agrari a via del Porto Fluviale, vicino al Ponte di ferro. L’intervento consegue ad un meccanismo di compensazione ed è stato approvato nel 2005, prevedendo edilizia residenziale, attività commerciali, uffici e laboratori. Il Municipio è riuscito a respingere il tentativo di aumentare le cubature facendo ricorso al Piano Casa regionale, ma è rimasto inascoltato da Campidoglio e Regione Lazio quando ha denunciato lo stravolgimento del progetto originario, con l’abbandono della struttura a villaggio sostituito da un unico palazzo semicircolare, impattante sul paesaggio, senza tornare di nuovo in Conferenza dei Servizi e senza sentire le Soprintendenze competenti. Occorre mantenere alta l’attenzione, oltre che sull’aspetto dimensionale, sul rispetto delle caratteristiche storiche e paesaggistiche della zona, elemento trascurato e su cui servono interventi mirati di recupero;
  • archiviare definitivamente il progetto Pup (Piano Urbano Parcheggi) Da Vinci e smantellare il cantiere. Dopo un lungo scontro, tra il Campidoglio da una parte ed il Municipio ed i cittadini dall’altra, si è ottenuto l’avvio della revoca della Convenzione. Occorre ora ultimare l’azione e riacquisire il Viale ad un uso proprio, investendo l’Avvocatura comunale dei risvolti legali connessi ai rapporti con il Concessionario. L’operazione non può essere rimandata ancora, per lo stato di precarietà e pericolosità in cui versa la mobilità ed il decoro della zona.

Anche nelle altre trasformazioni urbane che ricadono nel territorio municipale si intende operare a tutela dell’interesse pubblico con la medesima decisione e competenza, in particolare con l’obiettivo di:

  • completare la riqualificazione degli Ex Mercati Generali, dove sta sorgendo la Città dei Giovani, dopo la ripresa dei lavori e l’approvazione della variante con cui è stato introdotto lo studentato in luogo principalmente di attività di ristorazione. Sono passati davvero tanti anni da quel 2007 in cui si sono iniziate le demolizioni ed a cui sono seguite lunghe sospensioni dei lavori e la scellerata scelta di cancellare il teatro per far posto ad uffici e negozi e per chiedere al concessionario privato di farsi carico dell’onere del rifacimento delle strade perimetrali all’area. Negli ultimi anni si è migliorato l’intreccio del nuovo complesso con il resto del quartiere e la fruibilità degli spazi pubblici e del sistema delle piazze. E’ necessario che il crono programma con cui si garantisce la fine dell’intervento per il 2018 venga rispettato e che si riaffermi, nei fatti, la prevalente vocazione culturale della futura Città dei Giovani;
  • realizzare il Parco di Tormarancia, bloccato per lunghi mesi, a lavori appena avviati, da un provvedimento di sequestro dell’Autorità giudiziaria recentemente azzerato. E’ necessario trovare una soluzione per la centrale elettrica dell’Acea situata a Piazza Lante, in prossimità di uno degli ingressi, che è fonte di inquinamento acustico ed ambientale e che va messa in sicurezza, interrandola o incapsulandola e riducendo i volumi occupati con interventi di aggiornamento tecnologico a spese di Acea;
  • concludere il Contratto di Quartiere Tormarancia, ricostruendo la scuola demolita ed il centro polivalente;
  • realizzare servizi pubblici e limitare le volumetrie complessive nell’ambito delle trasformazioni urbane, in procinto di essere avviate, dell’ex deposito ATAC a Via Severo e dell’area Ama a Piazza Caduti della Montagnola, dove si intende inserire nel progetto la realizzazione di un Poliambulatorio e di una biblioteca;
  • concludere il Piano Giustiniano Imperatore. Per terminare il programma – dopo la ricostruzione degli edifici, la consegna delle abitazioni e la riqualificazione dell’area compresa tra Viale Giustiniano Imperatore, Via di Villa di Lucina e Via Costantino – manca l’attivazione della rete commerciale e di servizi pubblici che sono un completamento necessario dell’opera. Occorre impiegare i locali attualmente inutilizzati per dotare il complesso di luoghi di cultura e di incontro, migliorando la qualità della vita dell’intero quartiere;
  • riqualificare e restituire alla cittadinanza il Polo natatorio di Valco San Paolo, costruito in occasione dei Mondiali di Nuoto del 2009, mai completato, costato alla collettività circa 20 milioni di euro, utilizzato un mese soltanto, poi abbandonato e da allora fonte di degrado. Esso va completato dalla Presidenza del Consiglio che ha in carico la struttura e va messo a disposizione della cittadinanza prevedendo tariffe popolari, anche a titolo di risarcimento per i disagi vissuti fino ad oggi;
  • riprendere e completare il Punto verde qualità di Via Calderon de la Barca. Qualora perdurino gli attuali impedimenti, si intende proporre a Roma Capitale di prendere in consegna la parte a giardino pubblico già aperta e fruibile, per assicurarne una adeguata manutenzione;
  • riqualificare l’ex caserma di Via del Porto Fluviale, prevedendo spazi per l’abitare e per quella scuola che ancora oggi non c’è nel quartiere;
  • proseguire nell’acquisizione al patrimonio pubblico delle strade e delle aree verdi di Roma 70 di proprietà del disciolto consorzio e di altri soggetti, come si è fatto con il complesso viario di Tre Fontane Nord;
  • bloccare la costruzione del centro commerciale previsto all’interno del Progetto Vigna Murata, incidendo in profondità anche su quegli aspetti legati alla mobilità su cui si riscontrano evidenti criticità progettuali;
  • pretendere un progetto sostenibile e di pubblica utilità per l’area Eni-Italgas, di cui è necessario procedere alla riqualificazione;
  • indire la Conferenza di Servizi sull’Ostiense, il quartiere maggiormente in trasformazione.

Infine, in tutta Roma, compreso il nostro Municipio, è necessaria e urgente una riqualificazione dell’ambiente urbano e un recupero alla socialità e al decoro di consistenti pezzi di città. Più che di grandi operazioni c’è il bisogno di eseguire tanti piccoli interventi mirati, o attuati direttamente dall’Amministrazione o da essa sostenuti e sollecitati a comitati civici, realtà associative e ecologiste, a realtà private tradizionali e no profit socialmente responsabili, raccogliendone le disponibilità volontarie o in un’ottica di scambio in cui sia evidente il vantaggio per la collettività. Già negli anni passati si sono aggiunte alle azioni di mera conservazione – in alcuni casi di particolare positività, come quelle prodotte da alcune iniziative retake – delle riconversioni radicali di ambiti territoriali, come è avvenuto con le riqualificazioni attuate attraverso la street art, come si è fatto con il giardino attrezzato ed il campo da baseball che hanno preso il posto della degradata ‘buca’ a Via Galba, come si è fatto a Via Ostiense strappando un lembo al traffico automobilistico e ricavando una piazzetta con un intervento finanziato da privati, come si è fatto incoraggiando il recupero di parti di verde deteriorato con la pratica degli orti urbani, al Tintoretto, a Largo Veratti, a Garbatella, all’Istituto agrario di Grottaperfetta, sull’Appia Antica e sull’Appia Pignatelli. Si tratta di pratiche ed esperienze che vanno incoraggiate e moltiplicate, con l’Amministrazione che deve lavorare sulla facilitazione della presa in carico da parte dei cittadini con la riduzione degli ostacoli burocratici.

Nel concentrare l’attenzione sulla tutela e valorizzazione ambientale del territorio, infine, non può essere elusa la problematica dell’impiantistica pubblicitaria. A Roma si è tollerata per anni l’installazione di cartelloni di ferro e cemento di grandi dimensioni che deturpano l’ambiente ed i paesaggi urbani e sono causa di pericolo per la cittadinanza. Dal centro alla periferia non si risparmiano incroci, spartitraffico, attraversamenti pedonali e ciclabili, spazi verdi e parchi, aree di pregio sottoposte a tutela, monumenti. In molti casi si tratta di installazioni del tutto o in parte abusive, in altri di situazioni che si è colpevolmente scelto di sanare. Si è avviato l’importante percorso del Prip – Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari – che va portato a compimento con il primo obiettivo di una riduzione significativa del numero delle installazioni, nel Municipio come nel resto della città. In collaborazione con gli Assessorati comunali e i relativi Uffici si sta predisponendo un Piano di localizzazione che, sulla base della normativa vigente, riporti regole basilari in un settore oltremodo deregolamentato.

I quartieri sono il nostro Bene comune, sono la nostra ricchezza, vanno migliorati costantemente, mantenuti in buone condizioni, curati, resi vivi. Nei momenti di rilevante trasformazione come quello attuale, poi, è indispensabile rafforzare l’identità di luogo, stimolando nella cittadinanza il protagonismo, il senso civico e la solidarietà, con l’idea-guida di una comunità che, nel suo insieme, si fa carico della crescita di un progetto complessivo. Da questo punto di vista è fondamentale che il Municipio conquisti giorno per giorno un protagonismo forte nelle scelte soprattutto, perché ciò consente di rimettere in moto processi democratici.

 

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