“Subito un ICAM anche a Roma”

Comunicato del 3 settembre 2010

All’idea di aprire un ICAM (Istituto a custodia attenuata per detenute madri) anche a Roma sul modello milanese si aggiunge il sostegno dell’on. Isabella Rauti che, a nome della Presidenza del Consiglio regionale del Lazio, “scopre” l’emergenza umanitaria e rimarca l’urgenza di creare strutture alternative – dichiara il Presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci – . Registrando con favore tale presa di posizione, si ricorda che negli anni passati si era individuato un Casale nel Parco di Aguzzano, si erano stanziati 450.000 euro nel bilancio regionale 2009 per ristrutturarlo e, in varie iniziative, si era anche incassato il consenso sul progetto di numerosi attori istituzionali: oltre alla Regione Lazio, l’Ente Parco, il Garante dei Detenuti, il Comune di Roma, il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e gli uffici del Ministero di Grazia e Giustizia”.

“Le ICAM operano sul modello delle Case famiglia protette e non sono certo una soluzione – continua il Presidente Catarci –. Vanno modificate quelle leggi che impongono a almeno un centinaio di donne rinchiuse di crescere i propri figli dietro le mura di un carcere fino al compimento del terzo anno d’età, anziché poter fruire dei domiciliari. Nell’attesa infinita che ciò avvenga, però, l’unica strada è la costruzione di strutture alternative che in Italia, con l’eccezione di Milano, non ci sono. Così nel silenzio anche a Roma, nonostante a Rebibbia si registri il più alto numero di detenute madri, si continua a perpetuare la vergogna di bimbi reclusi senza avere ovviamente pene da scontare.”

“Il Municipio Roma XI da anni è impegnato assieme a numerose associazioni in progetti per migliorare le condizioni di vita e reinserimento di detenuti, detenute e “colpevoli nati” – conclude il Presidente Catarci –. Anche alla luce delle dichiarazioni odierne, si fa appello alla Presidente Polverini affinché non si disperdano gli sforzi fatti in passato, si realizzi l’ICAM e si dia nuovo impulso al superamento di quella aberrazione normativa che fa dell’Italia un paese meno civile di quanto potrebbe essere…”