Deposito ATAC sia un’opportunità e non un peso per il territorio

Comunicato del 20 giugno 2011-06-20

 La pratica urbanistica si fa ormai da diversi anni senza più pensare alla città, ai bisogni e ai problemi reali, serve a fare cassa. Per Roma Capitale è anche la carta per  “tentare” di salvare ATAC, l’azienda di trasporto pubblico investita pochi mesi fa dallo scandalo parentopoli, con un passivo di circa 320 milioni di euro, debiti in crescita e a rischio di fallimento. I vertici dell’Azienda e la Giunta Alemanno, cioè, dopo averne causato l’attuale stato comatoso si accingono a  svendere il patrimonio immobiliare. Per renderlo più appetibile prevedono il moltiplicarsi delle cubature attuali, la riduzione dei servizi per i cittadini e l’aumento dell’edilizia privata, escludendo da ogni ambito decisionale tanto i Municipi che la cittadinanza e senza neanche rispettare i paletti del PRG (art. 84), in particolare sull’individuazione delle funzioni da inserire avendo cura di guardare la compatibilità con l’intorno.

L’ex deposito di Via Severo è un’area storica e strategica del quartiere San Paolo dove, in coerenza con il Piano di riqualificazione Giustiniano Imperatore, nel 2004 si è prevista un’operazione di riuso con 18.500 metri quadri da destinare a servizi. Ora vengono ridotti alla metà (9.250) per convertirne altrettanti in abitazioni, ovviamente per il libero mercato. Come per l’intera proposta della Giunta Alemanno, anche in questo caso si favorisce la speculazione e si ignorano le esigenze locali e cittadine, si dimentica l’emergenza abitativa e la carenza di servizi socio-culturali.

Il deposito può e deve rappresentare una grande opportunità per migliorare la qualità della vita dell’intero quartiere e gli equilibri formalizzati nel 2004, non il secolo scorso, vanno rispettati: è questo che è stato riaffermato con l’occupazione odierna da parte dei giovani del territorio e i Roma Bene Comune. Il Municipio XI propone di ritirare immediatamente l’indecente proposta e di avviare il processo partecipativo per decidere come utilizzare il deposito di Via Severo nell’interesse della collettività e non dei soliti noti”.