Bambin Gesù: in Procura documenti sui danni al patrimonio

Comunicato stampa del 20 settembre 2011

Lo Stato del Vaticano sta ultimando, nell’area della Basilica di San Paolo, la costruzione del complesso edilizio del Bambin Gesù. 23.000 metri cubi con ambulatori, centro di ricerca pediatrico, uffici ed auditorium, più due piani di parcheggi interrati. Il Municipio Roma XI ha denunciato a più riprese la violazione dei Patti Lateranensi, delle Convezioni Unesco e del Testo Unico nazionale in materia edilizia (DPR 380/2001), sia all’opinione pubblica che alla Procura. A seguito della querela del novembre 2010 si è tenuta la prima udienza presso il Giudice per le Indagini Preliminari, in cui è stato presentato un documento che attesta la consapevolezza del Vaticano di aver prodotto un danno inestimabile al patrimonio archeologico e paesaggistico.

Nella relazione della Direzione dei Musei Vaticani sulle attività della Santa Sede del 2009, nelle Indagini archeologiche eseguite a San Paolo (presente sul sito del museo al link:http://mv.vatican.va/1_CommonFiles/pdf/Reparti/Rep.RaccolteEpigrafiche.pdf) ,  alla fine della prima pagina si legge: L’intervento edilizio ha creato un forte impatto ambientale sull’area in origine adibita a parco e non ha reso possibile l’auspicata conservazione e valorizzazione in loco di tutti i resti archeologici, per la maggior parte demoliti dopo i rilievi e il recupero dei mosaici, e ancora: L’intervento edilizio, se da un lato ha creato un forte impatto visivo sull’ambiente circostante (Basilica, Monastero e orto di San Paolo) ed ha interrotto la visione e l’unità interpretativa d’insieme del complesso monumentale basilica-monastero altomedievale, dall’altro renderà interamente fruibile l’area archeologica all’interno di un grande ambiente sotterraneo…  Il GIP si è riservato di decidere nei prossimi giorni circa la prosecuzione e l’approfondimento della vicenda.

I lavori ormai volgono al termine, il polo ambulatoriale ha preso forma, mentre i danni archeologici e paesaggistici sono già stati prodotti. La richiesta di demolizione, che si era inserita nella denuncia del novembre 2010 oggi appare impensabile. Ma non è tardi per chiarire le responsabilità, tanto del Vaticano quanto di tutte quelle autorità, dai Ministri al Sindaco di Roma, che non hanno visto, non hanno voluto vedere o hanno assentito nonostante tutto.

“Quello che stiamo costruendo non è un luna park ma servirà lo stesso a far sorridere migliaia di bambini”, è il testo del cartello che campeggia all’ingresso del cantiere accanto alla Basilica. L’utilità sociale del futuro complesso è indiscutibile, ma resta un mistero perché non si sia deciso di far sorridere i bambini  lì vicino, magari sempre nel quartiere San Paolo dove il Vaticano ha diversi immobili di proprietà. E, soprattutto, perché si sia dovuto contemporaneamente far piangere quell’immenso patrimonio archeologico, storico e paesaggistico che è indisponibile anche per gli Stati  – conclude Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI – e che è stato dilapidato. Anzi, non è un mistero, ma solo il frutto di molti e potenti interessi..….

Stato attuale, foto ai link:

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