Bisogna bloccare le sale scommesse e le sale giochi

Comunicato Stampa del 25 ottobre 2011

 Circa 3 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà relativa e 3 milioni di persone, pari ad oltre 1 milione di famiglie, sopravvivono in povertà assoluta; gli studi sui consumi alimentari parlano di una fetta consistente di consumatori (35%) costretti a girare da un punto vendita all’altro a caccia di offerte; quelli sul sistema bancario di sofferenze che in un anno sono passate da oltre 66 milioni di euro (maggio 2010) a 99 ( luglio 2011).

Insieme alle difficoltà socio-economiche crescenti c’è un altro aspetto della nostra società che non si può trascurare. Nel 2011 saranno 73 i miliardi (20% in più rispetto al 2010) spesi dagli italiani in giochi a premi, lotterie, gratta e vinci, scommesse e slot machine, erano 15 nel 2003 e 61 nel 2010, per un totale di 400 miliardi che in dieci anni sono stati giocati in forme legali. Per di più mentre dal 2003 al 2006, quando gli italiani si erano giocati circa 104 miliardi, lo Stato ne aveva recuperati quasi 24, nel quadriennio 2007-2010 a puntate raddoppiate le entrate fiscali sono sprofondate.

In questo contesto a preoccuparci in particolare è il fatto che in città continuino ad aprire agenzie di raccolta di scommesse e sale giochi. Nel Municipio Roma XI, dove attualmente se ne contano rispettivamente 41 e 36, ve ne sono una decina in più ogni anno perché a Roma aprono solo in base alla sussistenza di requisiti soggettivi (fedina penale) e tecnico-sanitari.

La Giunta municipale ha già approvato un atto con cui si chiede un immediato intervento dell’Assemblea capitolina di Roma Capitale, sul modello di altre città, per evitare il proliferare incontrollato di tali attività, intervenendo con regole più restrittive su un settore che causa contraccolpi negativi alla coesione sociale: dalla dipendenza per molti, al miraggio di una facile fortuna che porta altrettanti individui alla perdita di ogni disponibilità economica. Una risoluzione dal contenuto simile sarà discussa presto dal Consiglio municipale e l’intero plico sarà recapitato a Sindaco, Giunta comunale e Assemblea capitolina.

Ma possibile che lì non si accorga nessuno di tali fenomeni? L’Alemanno dall’ordinanza facile non vede? O non agisce perché troppo impegnato nella propaganda?

Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI