Dall’esperienza del Municipio Roma XI – Venti idee per Roma

Dall’esperienza del Municipio Roma XI

Venti idee per Roma

Si è ormai in vista del traguardo. La prossima primavera si conclude la corsa, quella di un’esperienza di governo locale che ha attraversato il deserto dell’era Alemanno.

Guardando indietro, viene in mente quello che è stato fatto, quello che è stato avviato e quello che ancora c’è da fare, la gioia che ha accompagnato la risoluzione di tanti piccoli o grandi problemi e la rabbia prodotta dal mancato raggiungimento di qualche obiettivo, o da un’idea non sbocciata. Se oltre alla quotidianità tanta parte hanno avuto le innumerevoli denunce dei misfatti del centro destra capitolino e regionale, ancora più importanti sono state le azioni in cui si è sostanziata e resa visibile un’altra idea di città, su molteplici ambiti: allargamento di diritti sociali e civili, tutela e valorizzazione del patrimonio, contrapposizione agli interessi dei Poteri Forti, creatività nell’elaborare risposte innovative, sostegno ai processi di autodifesa, partecipazione e progettazione dal basso.

Rimandando un bilancio più dettagliato, una cosa è certa: forse anche sotto lo stimolo di Alemanno e del continuo muro contro muro con il centro destra capitolino, per i piccoli e grandi boicottaggi subiti, l’impegno e la passione sono aumentati con il passare degli anni, insieme al senso di responsabilità sociale verso la collettività. Grazie al lavoro meritorio della maggioranza in Consiglio e in Giunta, il Municipio ha scelto di essere presente ed attivo in ogni situazione, grande e piccola, di condividere e mettersi in “connessione sentimentale” con la comunità, le realtà di base e i movimenti territoriali.

Guardando al futuro, è dai Municipi che si devono profilare gli elementi di una ripartenza nel dopo-Alemanno. Progetti di recupero, riqualificazione, valorizzazione sostenibile dell’ambiente urbano, sviluppo economico e occupazionale, allargamento dei diritti civili, memoria storica, cultura, sport, potenziamento del welfare locale, che a mo’ di puzzle restituiscano il senso di un cambiamento realizzabile in poco tempo. Perché Roma è in crisi conclamata, economica, sociale e culturale, ma ha dentro di sé le risorse per uscire presto dall’attuale declino.

In quest’ottica, per sollecitare teoria e prassi su Roma e per Roma privilegiando il Fare concreto su visioni e ragionamenti astratti, il Municipio Roma XI propone Venti spunti a partire dalla propria esperienza, cinque anni condotti tra governo locale e opposizione al centro destra capitolino.

1)            Tutelare l’Appia Antica e contrastare l’abusivismo edilizio e speculativo, in aree di straordinaria valenza storica e paesaggistica, significa parlare di una città che cura il suo patrimonio immenso e cresce insieme ad esso.

2)            Garantire l’interesse pubblico nei processi di trasformazione urbana, come nei casi di Eataly all’Air terminal, dell’ex Deposito Atac e dell’ex Fiera, significa parlare di una città che non delega il proprio sviluppo ai gruppi imprenditoriali.

3)            Riqualificare il territorio con demolizione e ricostruzione di edifici, come a Viale Giustiniano Imperatore, significa parlare di una città che non consuma suolo e ripensa gli spazi integrando rinnovamento edilizio e qualità della vita.

4)            Riconvertire porzioni degradate di territorio reperendo ‘creativamente’ le risorse, come alla ‘buca’ di Via Galba a San Paolo, significa parlare di una città che non lascia ‘vuoti’ e agisce preventivamente per accrescere il senso di sicurezza sociale.

5)            Strutturare i Poli Civici per erogare i servizi pubblici, come alla sede centrale di Montagnola e a quella di Garbatella, significa parlare di una città che si impegna a migliorare l’accoglienza e la relazione con la popolazione.

6)            Elaborare un progetto dal basso per l’area dell’ex Fiera, con comitati, associazioni e singoli, significa parlare di una città che sostiene la partecipazione della cittadinanza alle grandi scelte come opzione strategica.

7)            Istituire il Registro dei Testamenti Biologici e delle Unioni Civili significa parlare di una città che allarga la sfera delle libertà personali e dei diritti civili.

8)            Promuovere l’uso di mezzi alternativi all’auto, fornendo ai dipendenti municipali 6 biciclette a pedalata assistita per sopralluoghi e spostamenti sul territorio, significa parlare di una città che incoraggia la mobilità sostenibile.

9)            Assumere direttamente la gestione di un’area verde, come si è fatto per Parco Cavallo Pazzo a salvaguardia dell’esperienza socio-culturale cresciuta lì, significa parlare di una città che scommette sui soggetti locali.

10)         Prospettare idee progettuali come Metro E, una metro per volare, significa parlare di una città che punta a migliorare la mobilità con il riuso, che è necessario e conveniente tanto per gli spazi che per le infrastrutture.

11)         Sperimentare forme innovative di comunicazione istituzionale, come si sta facendo tramite 3 maxi-schermi, significa parlare di una città che contrasta lo scempio di decine di migliaia di cartelloni per riguadagnare un decoro.

12)         Rinnovare la memoria storica, come ogni anno alle Fosse Ardeatine, alla Montagnola e in altri luoghi-simbolo, significa parlare di una città consapevole dell’origine della propria civiltà e delle sue peripezie fino ai nostri giorni.

13)         Rinvigorire la rete di realtà culturali e sportive, con programmi gestiti collettivamente come Natale di Sport (giunto al quinto anno) o Buon Compleanno Garbatella, significa parlare di una città che investe strategicamente sulla relazione con l’associazionismo.

14)         Contribuire all’esito positivo della vertenza sulle case di Via Pincherle, con il Comitato inquilini ed il sindacato Asia, significa parlare di una città che mette l’emergenza e il disagio abitativo ai primi posti dell’agenda e percorre con decisione strade innovative.

15)         Avviare un centro di prossimità per profughi, come fatto per gli Afghani inumanamente abbandonati alla Stazione Ostiense, significa parlare di una città che sostiene i percorsi di integrazione di richiedenti asilo e ‘transitanti’ privi di diritti.

16)         Puntare sul ruolo del Consultorio nella rete dei servizi territoriali, dotandolo di una nuova sede nel quartiere Garbatella, significa parlare di una città che intende riprendere il proprio cammino sui temi dell’autodeterminazione femminile.

17)         Adibire a attività per i portatori di handicap gli spazi inutilizzati messi a disposizione da una scuola a Montagnola, significa parlare di una città che potenzia gli interventi sociali e d’integrazione con sinergie ad hoc quando non ci sono risorse.

18)         Sviluppare progetti-pilota sul carcere, come “Belli come il Sole”, “Municipio a Porte Aperte” e “Sportello Rebibbia”, significa parlare di una città che si impegna davvero nel reinserimento di detenuti, ex detenuti e ‘colpevoli nati’.

19)         Difendere e potenziare l’ospedale Cto, contribuendo alla stesura di un Piano di riordino del polo Cto-Sant’Eugenio elaborato dalle categorie professionali, significa parlare di una città che non si arrende a veder cancellato il diritto alla salute.

20)         Sostenere le mobilitazioni di studenti, insegnanti e lavoratori, nel rapporto costante e proficuo con i movimenti territoriali, significa difendere l’istruzione pubblica sotto attacco.

Ci sarebbe tanto altro, dalle questioni della quotidianità come guardando allo scontro politico. Quelle segnalate sono le iniziative dell’Istituzione municipale che individuano, significativamente, altrettanti ambiti di lavoro per la Roma che verrà. Nel farci gli auguri di fine 2012, in attesa del momento in cui archiviare definitivamente la tragicomica esperienza di Alemanno e del suo centro destra, il Municipio Roma XI le consegna alla comunità locale, alla città ed anche a quella Regione Lazio che per prima andrà alle urne ed in cui la centralità di Roma resta un’indiscutibile dato di fatto. Sono a disposizione di chiunque intenda usarle per riflettere, agire, trasformare.

Andrea Catarci

Roma, 18 dicembre 2012