Diffidata la proprietà, ora il Sindaco avvii l’acquisizione dell’albergo

Comunicato Stampa del 22 maggio 2014

Diffidata la proprietà, ora il Sindaco avvii l’acquisizione dell’albergo

“Formale diffida è stata emessa nei confronti della proprietà e di tutti gli aventi titolo sul fabbricato incompiuto, ad uso alberghiero, compreso tra Viale Giustiniano Imperatore, Via Tito, Via Galba e via Costantino, che versa in uno stato di elevato degrado ed è causa di pericolo per l’intero quadrante circostante, come dimostra da ultimo l’incendio divampato pochi giorni fa. In tal modo si è inteso tutelare la sicurezza pubblica e il decoro, procedendo al contestuale avviso alla cittadinanza per interdire gli spazi e alla relativa comunicazione alle forze dell’ordine sulla necessità di un costante controllo.” – dichiarano Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma VIII, Massimo Miglio, Assessore alle Politiche Urbanistiche del Municipio Roma VIII

“E’ inammissibile che da lungo tempo un fabbricato di oltre 10.000 m2 venga lasciato saccheggiare in uno stato di totale abbandono e nel degrado. Dopo tante richieste di ripristino della decenza rimaste lettera morta, abbiamo deciso di procedere con questo atto, che obbliga la proprietà o gli aventi titolo ad effettuare, entro cinque giorni, le necessarie opere di recinzione e decoro urbano dell’area interessata. Altrimenti il Municipio procederà ad effettuarle in danno.”

“L’edificio è compreso all’interno della Convenzione urbanistica del Piano di Riassetto di Piazza dei Navigatori, la fallimentare operazione in cui le opere pubbliche previste non sono state realizzate. Non solo. Uno dei principali soggetti privati interessati, la società Acquamarcia è in fase di concordato fallimentare e le relative fideiussioni a tutela di Roma Capitale sono inutilizzabili: è chiaro che l’unica reale garanzia per l’Amministrazione sono proprio i fabbricati.”
“Con l’azione municipale, proprio per questi motivi, si intende anche sollecitare il Sindaco e la Giunta comunale ad avviare l’acquisizione al patrimonio pubblico dell’edificio, in forma di risarcimento – concludono Catarci e Miglio -, per riqualificarlo e destinarlo a lenire il dramma dell’emergenza abitativa o a fornire a Roma quell’ostello per la gioventù che non ha.”