E’ tutta colpa dell’articolo 18?…

E’ tutta colpa dell’articolo 18?…

Via l’articolo 18 e lo Statuto dei Lavoratori, con il Governo Renzi a perseguire la più classica e spietata delle operazioni di ‘divide et impera’, quella sulle figure di un mercato del lavoro già parcellizzato all’inverosimile. Abbassare l’asticella dei diritti ai livelli più bassi, invece di innalzarli tutti a quelli già insufficienti dei più garantiti ed andare oltre, in una ipocrita ed inverosimile assoluzione, condita di apprezzamenti pelosi, dell’imprenditoria nazionale.
Un’imprenditoria che al contrario ha nell’improduttività il suo elemento caratterizzante, senza dubbio. A testimoniarlo ci sono 8 punti di Pil che dal 1983 al 2005 si sono spostati dai salari ai profitti, circa 120 miliardi di euro, tradotti solo in piccola parte in investimenti produttivi, prevalentemente rimasti flussi per avventure nei circuiti finanziari. Tra il 1996 e il 2005, mentre i salari crescevano solo del 4,8%, i profitti salivano del 15% se si considerano tutte le imprese dell’Industria, del 63% se si guarda alle Grandi Imprese e di quasi il 90% in rapporto al campione delle 1.400 Grandi imprese selezionato da Mediobanca. Dal 1998 al 2007 l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi Ocse per produttività del lavoro e registra un tasso d’investimento sempre inferiore al tasso di profitto, come già dagli anni Ottanta. Dal 2001 al 2005 c’è un misero 1,1% di Pil investito in Ricerca e Sviluppo, rispetto a una media europea del 2%.
Il declino italiano, flagello sociale in basso, ha le proprie radici in alto, in quello che Marco Revelli ha definito efficacemente ‘sciopero del capitale’ postfordista, cioè nella scelta di utilizzare i punti di Pil sottratti al lavoro nei circuiti globali della speculazione, anziché in macchine, tecnologie, ricerca, lavoro. Le aree di crisi del sistema produttivo si sono moltiplicate con la crisi, a Nord come a Sud, per i mancati investimenti nell’innovazione dei prodotti e dei processi, i pochi servizi di assistenza al cliente e la difficoltà a garantire la qualità simboleggiata nei marchi. Impianti spostati all’estero, altri che hanno subito flessioni considerevoli dei margini di profitto, altri ancora in disfacimento, con conseguente distesa di fabbriche e capannoni vuoti, in aggiunta alla crisi dei nuovi lavori legati al terziario ed ai servizi altrettanto in cattività…
ma che ce ne importa, per Renzi e i suoi Ministri è tutta colpa dell’articolo 18 e delle residue garanzie per chi lavora!

Andrea Catarci

Su questo argomento SEL ha indetto per il prossimo 4 ottobre una manifestazione: Fate il lavoro, non fate la crisi

Sabato 4 ottobre ore 15.30 tutti e tutte a Roma a manifestazione nazionale in piazza Santi Apostoli, per una nuova politica economica e per dire basta ai fallimenti dell’austerità. Saranno con noi a Roma ed interverranno tanti esponenti della sinistra italiana, della cultura, di movimenti e di sindacati perché il Paese cambi verso davvero, al di là delle parole.