Campidoglio: Marino 2.0 parta da disobbedienza al MEF

Comunicato Stampa del 19 giugno 2015

CAMPIDOGLIO

“Il Sindaco Marino e la sua Giunta sono chiamati a cambiare passo nell’azione politico-amministrativa. Hanno finora camminato col freno a mano tirato, tra le continue bordate del Ministero dell’Economia, la carenza endemica di risorse, i terremoti giudiziari legati all’inchiesta Mafia Capitale. E da ultimo, l’ostilità plateale del Premier Renzi.” – dichiara Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma VIII

“Ma, soprattutto, nelle cose buone come in quelle non riuscite, hanno camminato senza la città e la sua anima popolare, spesso contro di essa e in una sorta di ‘riformismo senza popolo’. Al Contrario, da oggi vanno cercate tutte le connessioni con Roma, a partire dai dipendenti capitolini e delle aziende pubbliche, dalle organizzazioni sindacali, dal terzo settore, dalla cooperazione, dai movimenti sociali e dal volontariato, fino ad arrivare al mondo della cultura e delle università ed a quei pezzi di economia cittadini sani e disponibili a contribuire alla rinascita. Con l’obiettivo di riprendere la manutenzione urbana, realizzare servizi pubblici decenti, destinare i fondi della vendita del patrimonio per l’emergenza abitativa, valorizzare in modo reale e non formale i Municipi; sono punti irrinunciabili da cui ripartire.”

“La prima occasione per dimostrare di voler e saper cambiare registro è davanti a noi. Proprio il MEF ha chiesto la restituzione di 350 milioni di euro per la gestione della parte accessoria del salario dei dipendenti capitolini negli anni che vanno dal 2008 al 2013, quando in Campidoglio c’era Alemanno, lo stesso personaggio finito poi sotto indagine con l’accusa di associazione mafiosa. Significherebbe decurtare cospicuamente i salari già ridotti all’osso dei dipendenti. Non è accettabile. Nella svolta necessaria di un Marino 2.0, con approccio e strategie nuove, si scelga la disobbedienza amministrativa e lo scontro col governo nazionale ostile, anziché imporre un’austerity da massacro sociale – conclude Catarci –, stando dalla parte dei lavoratori e delle loro famiglie.”