Afghani, azzerata l’accoglienza in un capolavoro di incapacità

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Comunicato Stampa del 30 giugno 2015

Afghani, azzerata l’accoglienza in un capolavoro di incapacità

“I fatti di oggi. Chiude la tensostruttura per rifugiati e transitanti afghani di Viale Odescalchi, quartiere Tormarancia. Così ha deciso l’Assessorato comunale alle Politiche Sociali, senza alcuna comunicazione ufficiale, per ragioni che restano ignote tanto al Municipio Roma VIII quanto alle tante Associazioni che in forma volontaria e gratuita hanno operato lì per anni. Ad avvisare tutti sono stati gli operatori impegnati sul posto, a cui già da qualche settimana erano arrivate dal Dipartimento comunale perentorie indicazioni di non accogliere nuove persone. Così stamattina, ultimo giorno di attività, al momento della visita di alcuni Consiglieri municipali di Pd e Sel – Alessandra Aluigi, Gabriella Magnano, Amedeo Ciaccheri, Federico Raccio – che si ringraziano per l’attenzione e la sensibilità dimostrata, mentre venivano portati via i materassi erano presenti solo in 16, visto che le altre persone erano già state progressivamente ‘rifiutate’ nei giorni scorsi per svuotare gli spazi dalle 150 che abitualmente li utilizzavano. Non è un caso che alcuni gruppi di afghani si siano sparsi per il quartiere Tormarancia, nei banchi del mercato ed in alcuni giardini, come non è un caso che un numero consistente si sia riversato intorno a Piazza Vittorio, confidando nell’aiuto dei connazionali che gestiscono alcune attività economiche. I movimenti segnalati sono stati la conseguenza della chiusura della struttura di Viale Odescalchi, frutto di una ben definita strategia che recita, più o meno,‘dall’accoglienza allo sparpagliamento’ sul territorio: così, tanto per complicare ulteriormente la vita di rifugiati e transitanti nonché dei nostri quartieri per intero; così, tanto per dimostrare una volta di più che quando dal Campidoglio si rivolge l’attenzione a cose che si conoscono poco e male si fanno solo danni; così, tanto per ribadire coi fatti che non c’è un deficit di accoglienza, a Roma, la Capitale d’Italia, e che lungi dal venir potenziate le attività relative sono destinate ad essere ridotte; così, tanto per azzerare le sperimentazioni istituzionali in corso in città su quel segmento di popolazione invisibile che sono i transitanti; così, tanto per maltrattare i volontari delle numerose realtà territoriali e cittadine che la questione dei rifugiati afghani l’hanno presa in carico fin dai tempi della Stazione Ostiense, in alcuni casi fin dal 2006; così, tanto per mortificare gli sforzi dei tanti, associazioni e singoli, che nelle ultime settimane hanno raccolto materiali di prima necessità e rilanciato la solidarietà concreta sostenendo in forma autorganizzata i migranti della Stazione Tiburtina.”

tensostruttura“Poco importa che si sia preparata una commedia per avere una scusa disponibile, cioè ‘erano pochi e costavano troppo’: come accennato nella tensostruttura c’erano solo 16 persone non perché non ce ne sia più bisogno o perché tutte le altre siano state collocate in luoghi migliori, semplicemente perché si è interdetto l’accesso. Poco importa se uscirà fuori qualche altra motivazione improvvisata, come il coinvolgimento della cooperativa incaricata nelle indagini di Mafia Capitale, non cambia la sostanza: quello di oggi è l’azzeramento di una sperimentazione positiva in tema di accoglienza, cioè un atto inumano, irresponsabile, dannoso, arrogante ed irritante. A Viale Odescalchi sono passate più di 11.200 persone (con i 150 posti a disposizione sempre esauriti fino allo scorso maggio), quasi tutte afghane, quasi tutte che hanno avuto preziosi aiuti per raggiungere i paesi di destinazione oltre l’Italia o per muovere i primi passi nella nostra città.”

“E domani… Quando si incontrerà di nuovo il Sindaco del porto greco di Patrasso e qualcuna delle tante delegazioni europee – francesi, greche, portoghesi, spagnole, tedesche – venute a studiare l’esperienza virtuosa della tensostruttura per rifugiati e richiedenti asilo e protezione, si dovrebbe raccontare della chiusura senza alternative voluta da una Assessora che non ha neanche trovato il tempo di mettere il tutto nero su bianco. Non avendo intenzione di rassegnarci a tale capolavoro di incapacità e superficialità, insieme alle associazioni territoriali siamo a chiedere conto dell’accaduto ed a reclamare l’immediato ripristino di uno standard minimo di accoglienza per gli afghani, magari in uno dei tanti edifici vuoti di cui la stessa Ipab dispone nella medesima area. Il Sindaco Marino e la sua Giunta battano un colpo, subito, con un’azione di recupero rispetto al danno prodotto.” – dichiarazione di Andrea Catarci, Presidente Municipio Roma VIII

 

link per vedere foto operazioni smontaggio della tensostruttura

 

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