Comune, la crisi è politica, lo sia anche l’epilogo

MARINO Ignazio FasciaComunicato Stampa del 23/10/2015

Comune, la crisi è politica, lo sia anche l’epilogo

“La vicenda degli scontrini è passata in secondo piano per tutti. Per il Sindaco che l’ha spiegata come un errore di rendicontazione, seppur con ritardo; per (le voci ufficiali del) Partito Democratico, per cui dichiaratamente il problema non sono le cene e i loro giustificativi ma la fine inesorabile di un rapporto; per la Lista Marino, che considera chiuso l’incidente e vuole rinnovare la fiducia; per Sel, che invita il Sindaco alla discussione d’aula per far chiarezza ulteriore sul piano etico-morale e ascoltare le proposte, per decidere se dare o no la fiducia; per le opposizioni, che chiedono tutte un confronto in Aula Giulio Cesare oltre la questione specifica.” – dichiara il Presidente del Municipio Roma VIII, Andrea Catarci

“A Roma c’è dunque una crisi che, inizialmente descritta come scandalistica, in realtà è tutta politica. Come tale merita una conclusione altrettanto politica, qualunque essa sia, con il Sindaco che ritira le dimissioni, va a spiegare le spese contestate, a presentare le cose fatte, in corso e da fare, a verificare se ha o no una maggioranza per riprendere l’azione di governo. Chi non vuole quest’azione di trasparenza è il Partito Democratico (non tutto), con Renzi, Orfini ed a caduta i vari livelli fino (pare) ai Consiglieri comunali, che alternano la minaccia di dimissioni di massa con quella di una sfiducia d’aula. Perché hanno tanta paura di un confronto in cui legittimamente potrebbero spiegare i motivi che li stanno spingendo a mandare a casa il loro iscritto Ignazio Marino? Per la paura di essere poco convincenti? Per quella di una perdita di consenso legata alla scelta odierna? Per quello che può dire il Sindaco contro di loro? O cos’altro? Nonostante il quadro sia oggettivamente complicato, malgrado la palese opposizione del governo nazionale esternata a più riprese renda proibitiva ogni progettualità politico-amministrativa, la democrazia e la discussione pubblica sono sempre un valore, nonché un dovere per chi ricopre incarichi di rappresentanza…” – prosegue Catarci

“Al Municipio Roma VIII abbiamo assunto in varie occasioni posizioni diverse dal Campidoglio in questi due anni abbondanti, su questioni di merito, in particolare quando si riteneva che ci si stesse allontanando dai propositi con cui si sono vinte le elezioni, cioè cambiare radicalmente la realtà romana. Si sono sostenute con altrettanta energia le azioni di Sindaco e Assessori che andavano a sostanziare qualche elemento di trasformazione. Mossi da passioni e da grande fiducia nelle forme di democrazia, comprese quelle radicali, ci piace pensare di poter sentire dalla viva voce dei Consiglieri capitolini, che spesso erano infastiditi dalle critiche nel merito, quale è la congiuntura per cui Marino viene dimissionato ora. Non prima, sul contratto unilaterale per i dipendenti, sul mancato rinnovo di quelli delle aziende pubbliche o sull’avvio della privatizzazione di Ama, per esempio. Ora, alle soglie del Giubileo ed alla vigilia della celebrazione dei primi processi di Mafia Capitale. Ce lo spieghino, dai piani alti del Pd, evidentemente in parecchi non siamo strateghi  così fini da capirlo…” – conclude Catarci