Comunali: primarie nei Municipi? Sarebbe autogol

primarie-jpgComunicato Stampa del 4 febbraio 2016

Comunali: primarie nei Municipi? Sarebbe autogol

“Le primarie sono uno strumento utile di partecipazione e sono d’aiuto per dare una spinta propulsiva quando si chiude un’esperienza negativa di governo, o quando si parte da un ruolo di opposizione, o, come nel caso di Milano con il  Sindaco uscente Pisapia, quando non c’è più la disponibilità da parte di un soggetto a ripresentarsi. Per quanto riguarda i Municipi il ricorrere alle primarie esprime in sé l’idea di un (pre)giudizio negativo sul lavoro degli attuali Presidenti e delle rispettive Giunte, che non hanno portato a termine il mandato solo per la fine anticipata della consiliatura targata Marino. Se si decide di procedere in tal senso si commette il più classico degli autogol. – dichiara Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma VIII

“Non solo. Se il PD organizza le primarie in solitudine mette la parola fine, in via definitiva, all’esperienza di Roma Bene Comune, ancora viva nei territori e che ha portato alla conquista di 15 Municipi su 15. E’ infatti ovvio che, a quel punto, SI-SEL e la sinistra sociale esprimeranno dei loro candidati. In tal modo, frammentando il quadro a sinistra e giocando tutto internamente al PD, non si è competitivi e si rinuncia ad una reale prospettiva di governo. In quei Municipi dove storicamente si fatica ad aver la meglio sulle destre, poi, senza una coalizione la sconfitta è quasi certa.” – prosegue Catarci

“Le primarie a tutti i costi, solo per il gusto di farle, rischia di mandare i presidenti uscenti allo sbaraglio, delegittimati e indeboliti dalla stessa scelta. Non sarà che si stanno cercando dei paracadute per gli ex consiglieri capitolini, resosi protagonisti delle spiacevoli dimissioni anti-Marino davanti al notaio?  Farle, infine, a distanza di due settimane dalla chiamata per la scelta del Sindaco, che senso ha?”

“E’ un’operazione cervellotica ed opportunistica, che non sposta voti e anzi porta a perdita di consensi.” – conclude Catarci