La rigenerazione possibile

Ecco la traccia dell’introduzione all’iniziativa “La rigenerazione possibile”, Nicola Zingaretti e Massimiliano Smeriglio intervistati da Daniela Preziosi, con cui si sono conclusi i dibattiti di Visionaria, Festival della Razza Umana, Garbatella 10-16 settembre 2018

 

Introduzione a “La Rigenerazione possibile”, Nicola Zingaretti e Massimiliano Smeriglio intervistati da Daniela Preziosi
Solo 6 mesi fa la Lega Nord ed il M5s vincevano le elezioni e si alleavano per dar vita al governo Salvini-Di Maio. Promettevano una nuova politica fiscale favorevole per il Nord con la Flat Tax, garantivano una politica di supporto economico in particolare per il Sud con il Reddito di Cittadinanza, puntavano su un’identità nazionale regressiva basata sulla dissoluzione dell’Europa e sulla criminalizzazione degli Ultimi, migranti in primis.
Sono passati solo 6 mesi ma sembrano 6 anni. Pur senza avviare nessuna azione strategica di politica economica e sociale, dalla parole sono passati ai fatti sul terreno dell’accoglienza, delle libertà personali e della convivenza civile. Soprattutto la componente leghista ha picchiato duro sulla tenuta democratica del nostro già malridotto Paese, spingendo a fondo l’acceleratore sul respingimento dei migranti, sulla sicurezza intesa come controllo militare del territorio e come diffusione di armi, sulla guerra ai poveri in genere ed ora ai movimenti per l’abitare in particolare, sulla riproposizione di una subcultura autoritaria che in una rincorsa all’indietro, al medioevo che fu, rimette in discussione tutte le conquiste storiche, fino all’aborto ed al divorzio, oggetto delle esternazioni frustrate del senatore leghista Pillon.
Mentre lo tsunami di destra prendeva le forme attuali e si saldava ai venti reazionari dell’Est europeo, spiragli di controtendenza si intravedevano dalle resistenze sociali ancora sottratte alla disperazione e da varie esperienze locali, tra cui le nostre. Mi riferisco al buon governo della Giunta Zingaretti e Smeriglio, confermata alla guida della Regione Lazio, ed alla vicenda dei due Municipi romani che, a partire dal nostro, hanno reagito alla barbarie generale ed allo sgoverno della Sindaca Raggi, portando alla vittoria una comunità civica e popolare riunita intorno alla giovane e capace guida di Amedeo Ciaccheri.
Spiragli di pratiche elaborati e realizzati, tanto da realtà come la nostra – più sociali che politiche in senso stretto – quanto da pezzi vivi di partiti moribondi – come il Pd e LeU -, nel rifiuto concreto dell’autoreferenzialità e nell’ostinazione a non cedere il passo ai rigurgiti razzisti e qualunquisti, nella convinzione di volerci stare e di poter contrastare gli istinti egoisti prevalenti in un corpo a corpo furioso e continuato.
Ma la realtà sta davanti a noi e, malgrado qualche fuoco locale, nessun progetto di lungo respiro si è consolidato nel campo democratico e progressista, tra i soggetti politici e sociali che hanno come fine la trasformazione dell’esistente. Siamo ancora sostanzialmente muti di fronte alle crisi ed alle trasformazioni lunghe che si sono succedute:
1) a quelle che tra gli anni 70 ed 80 hanno modificato il mondo della produzione e stravolto il rapporto tra capitale e lavoro – portando dalla forma operaia ed industriale a quella attuale permeata di autosfruttamento e tratti servili – ed hanno azzerato il modello del Welfare cancellando il paradigma socialdemocratico della democrazia progressiva;
2) a quelle che hanno svuotato di senso ed efficienza gli assetti istituzionali, nell’incapacità di riformare il sistema a base regionale in particolare;
3) a quelle figlie della globalizzazione e della crisi di sistema scatenata dagli squilibri economici e finanziari del 2008, di cui ricorre il decennale con la simbologia del fallimento della Lehman Brothers.
Nonostante intuizioni e processi collettivi di assoluto rilievo, che da Seattle 1999 a Genova 2001 – e poco oltre – hanno fatto da contraltare al Capitale globale, nessuna opzione convincente di uscita ‘a’ e ‘da’ sinistra ha assunto la consistenza necessaria. Nell’evanescenza degli approcci radicali è prevalsa la parte subalterna, al liberismo – dietro l’illusione di volerne temperare le storture per riguadagnare un assetto vicino a quello socialdemocratico – ed al modello populistico e leaderistico, basato sull’uomo solo al potere e sul ‘non disturbare il manovratore’.
I nodi vengono al pettine e oggi nella Provincia Italia siamo di fronte alla fine di un mondo, di cui è testimonianza il consenso che ogni giorno riporta l’espressione cinica e bara di Salvini ad ogni uscita razzisteggiante e classista, ad ogni esibizione di ferocia, nel mondo reale o attraverso i social network. Di fronte alla ‘fine di un mondo’, ad un’apocalisse sociale e culturale, ci può essere la resa o, come ci ha insegnato Ernesto De Martino, l’elaborazione del lutto, in un Anno Zero da cui ripartire.
Noi siamo tra quelli che credono in un nuovo inizio, possibile e necessario,
in un Anno Zero che non può avere il ristretto orizzonte delle organizzazioni partitiche attuali, tantomeno di una mozione di un congresso o della palingenesi attraverso un congresso, o della riproposizione di qualche accozzaglia ideologica ed autoreferenziale che puntando su una distorsione dell’identità e della memoria pretenda di restituire vita a strade già battute e definitivamente seppellite. Dobbiamo essere chiari: è una follia pensare di mettere steccati legati alla provenienza quando si vuole delineare uno schieramento con la pretesa di diventare blocco sociale e politico, è una follia pensare di farlo riducendolo al Partito Democratico attuale o, per contrario, volendo escludere le forze vive e vitali di quello stesso partito.
Un Anno Zero in cui si assuma subito il terreno dell’Europa come prioritario, alla vigilia delle elezioni della prossima primavera. Un’Europa che va riformata radicalmente a partire dalle politiche sociali e fiscali, per portare benefici ai singoli Paesi e non affamarli come nei tempi recenti, sottraendola all’abbraccio mortale di chi vuole tornare a Stati svuotati di sovranità e trascinare tutti nel naufragio.
Un Anno Zero in cui ridefinire i contorni di un progetto per l’Italia, basato sull’opposizione senza se e senza ma al governo medievale Salvini-Di Maio e su un programma alternativo, fatto di redistribuzione del reddito, buona occupazione, lotta alle povertà ed all’emarginazione, investimenti su Scuole, Università e sistema sanitario, impulso a libertà personali e diritti civili.
Un Anno Zero in cui ridefinire i contorni di un progetto per la nostra Roma, Capitale senza capitale, martoriata da mali di lungo corso e dallo sgoverno della Sindaca Raggi e del M5s capitolino, da tirar fuori dal declino e dalla palude attuale che stanno finendo per sommergerne l’infinita bellezza e provarne l’aspetto eterno. La dobbiamo riscattare e rilanciare attraverso una rinnovata azione di radicamento sociale sia nei quattro Municipi dove siamo al governo sia negli altri in cui siamo all’opposizione.
Un Anno Zero, vero, in cui le storie precedenti siano disponibili a bruciare ed a rinascere sulle ceneri come l’araba fenice, mettendo in salvo solo i bagagli culturali e gli abiti indispensabili ai viaggi da affrontare.
Sulla base di questi ragionamenti abbiamo ascoltato, interessati e sollevati, gli appelli come quello di Nicola Zingaretti – Piazza Grande – e le parole autorevoli e stimolanti profuse in più di un’occasione da Massimo Cacciari.
Sulla base di tali schemi di ragionamento, per sottrarre il futuro al rischio sempre in agguato di scadere prima di iniziare nella ripetizione di riti vuoti, di eventi monouso, di infiniti nuovi inizi fatui ed ingannevoli, intendiamo ribadire che Noi ci siamo e ci saremo
                                                                        Andrea Catarci