Riprendiamoci le aziende pubbliche togliendole a privati e inefficienza

A Roma c’è una grande questione sempre più esplosiva: le aziende pubbliche sono al collasso ed i servizi essenziali sono sempre meno garantiti. Ad anni di politiche clientelari, favori a privati e veri e propri saccheggi, si va ad aggiungere l’attuale gestione dissennata del M5s e della Sindaca Raggi, che scelgono pessimi Dirigenti, azzerano gli stralci di Piani industriali che faticosamente si erano prodotti senza alcuna alternativa, suggeriscono i nomi per le promozioni e le aziende per gli appalti, alla faccia dell’etica e della moralità sbandierate” dichiara Andrea Catarci, Portavoce Coalizione Sinistra Municipio Roma VIII

Con Ama i M5s hanno cominciato subito, affidandola nelle mani sapienti dell’ex Assessora Muraro e smantellando i primi passi compiuti nella direzione del ripristino della legalità e dell’affrancamento dal monopolio di Cerroni, con il risultato di tornare indietro alla completa dipendenza e di trasformare i rifiuti in strada e le discariche vicino ai cassonetti in normalità” – prosegue Andrea Catarci.

Con Atac i M5s hanno bloccato il processo di rinnovamento etico avviato nell’azienda dalla precedente gestione, con il medesimo risultato di Ama: ridar voce alle politiche clientelari – che da ultime hanno portato alle dimissioni del Direttore generale ed alle sue accuse di interessi privati al consigliere M5s Stefàno – e peggiorare ancora un trasporto pubblico già ridotto ai minimi termini.

Con Acea i M5s hanno permesso, senza battere ciglio, di aumentare la remunerazione degli utili tra i soci del 25% rispetto al 2015 – che era già stato un anno record da quel punto di vista – invece di scegliere decisamente una politica di investimenti sulla rete idrica – colabrodo, che lascia per strada quasi la metà dell’acqua complessivamente raccolta.

Come da abitudine, si massacrano i servizi pubblici e la cittadinanza per dire poi che non funziona nulla e regalare tutto ai privati ed alla logica del profitto. Il M5s anche su questo terreno strategico assume le vesti del curatore fallimentare, con l’intenzione di chiudere definitivamente la stagione delle aziende pubbliche romane.

Non permettiamolo, in mano ai privati i servizi pubblici ed i diritti diventano carta straccia e vincono solo gli interessi dei potentati economici. 

Cominciamo subito, oggi lunedì 31 luglio alle 17.30 sotto Acea, in Piazzale ostiense, perchè “Senza acqua Roma e la Città Metropolitana muoiono” conclude Catarci.

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Lunedì 31 luglio: presidio ad ACEA. Senza acqua Roma muore, riprendiamoci la vita!

Appuntamento lunedì 31 luglio, alle ore 17.30 a Piazzale Ostiense 2, di fronte alla sede di Acea.

Di motivi per andare a manifestare sotto la sede di Acea di Piazzale Ostiense ce ne sono tanti:

per scongiurare il razionamento dell’acqua, se necessario con l’intervento del Governo a fronte dell’incapacità della Sindaca Raggi e della sua Giunta;

per denunciare i rischi che il razionamento dell’acqua comporta per tutti ed in particolare per chi vive in povertà;

per ricordare ai vertici aziendali ed alla Sindaca Raggi che a Roma l’acqua non è mai mancata nella storia millenaria della città;

per pretendere un Piano industriale degno di questo nome ed un’azione puntuale e rapida di risanamento delle tubature-colabrodo;

per pretendere il miglioramento di un servizio scadente nonostante gli aumenti dei costi in bolletta;

per finirla con le bugie e lo scaricabarile di chi gestisce Acea pensando più agli utili degli azionisti che all’acqua come Bene Comune;

per finirla con i prelievi scellerati ed inutili dal Lago di Bracciano, che contribuiscono ad un danno ambientale di vaste proporzioni;

per gridare che a Roma stiamo perdendo la pazienza e non siamo più disposti a tollerare tanta violenta incapacità nascosta da vuota propaganda.

Le realtà sociali, sindacali e dell’ambientalismo, le forze politiche democratiche, la Roma dei Beni Comuni, i cittadini ed i Sindaci dei Comuni del Lago di Bracciano non possono restare in silenzio di fronte a questo scempio.

Ci muoviamo?

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Senza acqua Roma muore, riprendiamoci la vita

Dopo i rifiuti ed il fuoco ovunque, con la siccità che da incubo è diventato realtà e con il razionamento dell’acqua paventato per il prossimo lunedì e che comunque è dietro l’angolo, la misura è davvero colma.
Malgrado Roma, tramite Acea, abbia teppisticamente contribuito a prosciugare il Lago di Bracciano causando un danno ambientale di ingenti proporzioni ed abbia presentato persino un ridicolo ricorso contro la giusta decisione della Regione Lazio di bloccare i prelievi, la Sindaca Raggi ha ignorato per mesi la questione, non ha ascoltato gli allarmi lanciati da più parti ed in particolare quelli provenienti dai Comuni del Lago, ha aspettato l’ultimo minuto per convocare una riunione con Regione ed Acea più utile alla propaganda che ad affrontare il drammatico problema, ha respinto la soluzione proposta dalla Regione Lazio di aumentare la quantità di acqua prelevata dal Peschiera.


Giunti a questo punto è urgente che a prendere in mano la situazione di fronte a tanta incapacità sia il Governo nazionale, in particolare con il Ministero per l’Ambiente e il Ministero per la Salute e le Politiche Sociali.

Dov’era Virginia Raggi, Sindaca della Città Metropolitana, Sindaca di Roma ed azionista di maggioranza di Acea, quando in azienda si aumentava la remunerazione dei soci del 25% rispetto al 2015 sottraendo risorse agli investimenti che sarebbero state preziose per riqualificare parti di quella rete-colabrodo che disperde nel tragitto il 42%-45% dell’intero patrimonio idrico? E dov’è adesso, a siccità sopravvenuta, a nasoni in molti casi già chiusi, a pochi passi dal ‘traguardo’ di chiudere per la prima volta i rubinetti dei Romani nella storia millenaria della città, mentre continuano a susseguirsi le immagini di perdite d’acqua dal centro alle periferie più esterne, con tempi medi di intervento sui guasti che superano il mese?

Acea tramite Ato 2 (Lazio centrale – Roma) gestisce la risorsa acqua per oltre 4 milioni di abitanti di 112 comuni, fornisce un servizio indecente, aumenta i costi in bolletta per gli utenti, distribuisce utili cospicui ai suoi azionisti, investe in misura insufficiente nel rinnovamento delle tubature, si macchia di danni ambientali.

Non si può restare in silenzio di fronte a tanta irresponsabilità sociale, a quel misto di menefreghismo e disprezzo per la città ed il Bene Comune preludio di una ulteriore, probabile e beffarda furia privatizzatrice che si abbatterà anche su Acea.
Ridurre l’acqua e limitarne la disponibilità pubblica comporta, infine, un grave peggioramento delle condizioni di vita di tutti ed in particolare di poveri e senza casa, nonché aggrava il rischio di mandare in crisi servizi essenziali che già oggi non godono certo di buona salute.

Ora basta!

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Il centro destra fa da stampella a Raggi e M5s

“Nell’estate in cui Roma ed il nostro Municipio hanno conosciuto da vicino la furia devastatrice del fuoco; in cui la siccità si è fatta realtà e la mancanza di acqua è dietro l’angolo malgrado Roma – tramite Acea – abbia contribuito a prosciugare un lago; in cui l’ autobus che passava ogni mezz’ora se va bene si vede ogni ora; in cui le aree verdi rimaste aperte e senza transenne sono diventate marroni; in cui a gatti e cavalli si sono abitualmente aggiunti cinghiali, capre e le guerre tra i volatili vari; in cui la puzza e le mini discariche intorno ai cassonetti sono diventate normali e immancabili; in cui non c’è più una strada percorribile in sicurezza e senza fare gimkane dal centro alle periferie più esterne; in questa Roma qui, in cui il M5s e la Sindaca Raggi continuano nella loro ‘grande menzogna’ finalizzata a descrivere una realtà di plastica, in una cinica e surreale commedia da recitare sulla pelle della città ed in offesa all’intelligenza della sua anima popolare, arriva in loro soccorso il centro destra municipale e capitolino, compreso il barbaro devastatore che ha fatto 10 mesi di brutture da ex Presidente di Municipio per poi traslocare armi e bagagli a Fratelli d’Italia in cerca di una poltrona più comoda” dichiara Andrea Catarci, Portavoce Coalizione Sinistra Municipio Roma VIII.

“Niente di nuovo: come al solito è pronto a dimenticarsi di ogni aspirazione al governo dei processi ed alla tutela dei nostri quartieri, ad abbandonare ogni remora ad aprire la strada alla propaganda ed alla prepotenza razzisteggiante della destra estrema, a soffiare sul fuoco dell’intolleranza e dell’insoddisfazione crescente tentando di incendiare un quartiere popolare come Tormarancia. Come al solito non esita ad indicare un servizio pubblico di assistenza a 50 migranti previsto negli spazi dell’Istituto San Michele come il ‘problema vero’, ad attaccare vigliaccamente le esperienze territoriali di solidarietà ed autorganizzazione, a scegliere come capro espiatorio i più deboli, a cercare i soliti consensi infami nel ventre molle della disperazione sociale” prosegue Andrea Catarci.

“Non permettiamo che passi un inganno così bieco ed un interesse cosi meschino, smascheriamoli, seppelliamoli con una risata, con la mobilitazione, con la forza della cultura solidale e popolare dei nostri quartieri” conclude Catarci.

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Sul provvisorio epilogo di “Mafia Capitale” alcune cose sono chiare…

Se per accertare le responsabilità personali ci sono ancora gli appelli e sul piano storico e politico è ancora presto per un’analisi complessiva, sul provvisorio epilogo di ‘Mafia Capitale’ alcune cose sono però chiare:

1) una banda di ‘neri’, insieme ad un capo-coop, ha fatto man bassa di fondi pubblici ed ha elargito prebende ad personam in cambio, entrando ed uscendo dalle stanze del Campidoglio dell’era Alemanno, intessendo una ragnatela di interessi e relazioni con politici e dirigenti, fungendo da snodo di un vero e proprio sottogoverno clientelar-criminale;

2) una Procura in vena di protagonismi ha pensato che si trattasse di un’organizzazione a carattere mafioso ed ha costruito un impianto accusatorio basandosi sul 41 bis, in una tesi – smentita dalla sentenza odierna – tanto scolastica quanto inverosimile fin dall’inizio: siccome c’è il mondo di sopra con pezzi di economia, politica ed amministrazione, insieme al mondo di sotto con neofascisti, criminali da strada, spezzapollici e mazzieri di professione, non può che trattarsi di mafia e, siccome siamo nella Capitale, di mafia della peggior specie, di Mafia Capitale;

3) un’informazione sensibile al fascino della Procura romana, sempre descritta come covo di Giusti, ha immediatamente trasformato l’inchiesta ‘Terra di mezzo’ proprio in Mafia Capitale ed ha utilizzato fiumi di inchiostro per riportare stralci di indagini miste ad intercettazioni dirette ed indirette ed a chiacchiere da bar di ogni genere, in un tiro al piccione sempre più esteso che ha gettato in un unico minestrone immangiabile la politica e l’amministrazione della città;

4) un pezzo grande ed importante della città, il Municipio Roma X, quello con il mare, quello legato da anni nelle cronache giudiziarie a nomi di famiglie note che si contendono materialmente e militarmente la gestione di interessi e territorio, è stato azzerato nella propria dimensione democratica, sciolto per mafia e poi affidato alla gestione commissariale fin da agosto 2015, per due lunghi anni, per decisione perlomeno ‘atipica’ ed avventata del Ministro Alfano e del Governo Renzi: atipica, perchè si è trattato il Municipio alla stregua di un Comune e lo si è sciolto isolandolo dal resto della struttura politico-amministrativa della città, considerandolo autonomo di fatto; affrettata, perchè a giudicare dalle condanne emesse, come quella di 5 anni inflitta all’allora Presidente di Municipio Tassone – che come le altre deve peraltro passare al vaglio dell’appello -, non sembrano emergere tutte queste differenze tra la sfera istituzionale del Litorale e quella capitolina presa per intero.

Roma è stata la prima vittima di un gioco al massacro, con il risultato che ai problemi veri – sociali, politici ed etico-morali – ed ai limiti – oggettivi e soggettivi – della sfera pubblica, si è aggiunto un dilagante qualunquismo, forcaiolo, distruttivo e irresponsabile, che l’ha permeata dal centro alle periferie storiche ed anulari
Per questo Roma ha bisogno di rinascere, subito, sulle ceneri di questo disastro combinato da diversi attori e su cui tanti avvoltoi hanno basato le proprie fortune, personali e politiche

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