Ecco la nuova mappa di Roma.
La città è cambiata di molto rispetto a quella colta dalle Zone Urbanistiche del 1977.
Stiamo ricostruendo la mappa di Roma aggiornata al secondo decennio del secondo millennio, fatta dei rioni storici e di centinaia di quartieri dentro e oltre il Gra, attualmente 325.
Aspetti identitari, disponibilità di dati su popolazione, migranti, istruzione, occupazione, reddito su scala di quartiere, rigorosa metodologia scientifica per mantenere la possibilità di confronto con i dati del passato, senza perdere le serie storiche: è un lavoro in itinere che interroga Municipi, corpi intermedi e cittadinanza attiva, in cui oltre a riconoscere e a dar forza all’identità di luogo si punta a conoscere meglio lo sterminato territorio urbano per indirizzare meglio risorse e servizi.
Dopo l’anteprima di qualche settimana fa in XII Municipio, da settembre presenteremo le mappe negli altri Municipi della città.
Ne abbiamo parlato su Il Messaggero, che ringraziamo per lo spazio.
Buona lettura!
Cambia dopo 50 anni la mappa di Roma Ecco i nuovi quartieri
Il Comune cancella borgate e vecchie denominazioni (non i Rioni). Ci saranno accorpamenti e divisioni tra le diverse aree per fornire servizi mirati ai cittadini
Il lavoro portato avanti dal Campidoglio con l’Istat e le tre Università pubbliche romane.
L’ASSESSORE CATARCI
«L’IMPORTANZA DI QUESTO ADEGUAMENTO NON E SOLTANTO CULTURALE»
LO SCENARIO
Addio borgate, zone “o”, suburbi, frazioni e altre vecchie denominazioni. A breve, Roma sarà composta solo da quartieri e, al massimo, da zone non residenziali: fra queste, oltre l’estrema periferia, rientrano anche parchi e ville storiche come possono essere Villa Borghese o Villa Pamphili. Ma scomparirà quella distinzione fra la nomenclatura di periferia e quella del centro città.
È, infatti, terminata la fase di analisi e studio del Campidoglio per avviare la riforma dei quartieri di Roma. Per fare un esempio: il III Municipio Monte Sacro, conta fino ad oggi 13 suddivisioni urbanistiche con un solo quartiere, Monte Sacro, e il resto sono “zone urbanistiche” varie. A riforma completata, i quartieri del Municipio saranno 24: due denominazioni storiche spariranno, Monte Sacro Alto e Aeroporto dell’Urbe, mentre quelle esistenti – Serpentara, Casal Boccone, Conca d’Oro, Sacco Pastore, Tufello, Settebagni, Bufalotta, Tor San Giovanni, Val Melaina e Fidene – verranno “promosse” al rango di quartiere. A questi, poi, se ne aggiungeranno altri che oggi non sono né came né pesce: Vigne Nuove, Talenti, Villa Spada, Colle Salario, Valle Ricca, Castel Giubileo, Bel Poggio, Cinquina, Santa Maria delle Grazie, Quartiere Australiano, Prati Fiscali, Nuovo Salario e Porta di Roma.
Le attuali denominazioni stanno in piedi dal 1977 . Solo che in 47 anni la città si è radicalmente evoluta», spiega l’assessore al Decentramento e ai Servizi del territorio, Andrea Catarci. «L’importanza di questo adeguamento è da una parte culturale e, direi, identitario. Ma dall’altra è fondamentale per calibrare sul territorio i servizi comunali. Perché oltre al lavoro, tutt’altro che semplice, sui nomi dei nuovi quartieri, che è un’operazione che abbiamo portato avanti negli ultimi mesi con i comitati di quartiere e i cittadini in una compartecipazione dal basso, c’è un lavoro di adeguamento dei dati socio-economici della città su scala di quartiere».
DATI SU BASE MUNICIPALE
Fino a oggi, infatti, il massimo livello di dettaglio raggiunto per questi elementi fondamentali nel processo decisionale politico è stato realizzato su base municipale, salvo qualche sporadica eccezione. In Campidoglio, sostanzialmente, è possibile sapere quanti sono i residenti in un Municipio, quanti di questi sono giovani o anziani, quanti hanno conseguito titoli di studio specializzati e quanti no e così via. Una banca dati fondamentale per decidere se costruire un asilo nido o un centro anziani, solo per fare un esempio. Ora, con il livello di analisi questi numeri saranno disponibili su base di quartiere.
«È questo è un elemento fondamentale. Se io so, ad esempio, che in un determinato quartiere ci sono più persone over 80 che under 15 potrò coordinare con la Asl l’apertura di ambulatori maggiormente potenziati per affrontare patologie legate alla terza età che ambulatori pediatrici», aggiunge ancora Catarci.
L’ECCEZIONE DEL CENTRO
A questo processo di aggiornamento c’è un’eccezione: i 22 rioni storici, tutti all’interno del territorio del I Municipio, rimarranno quelli che sono ora. Per tutti gli altri – 35 quartieri, 6 suburbi, 155 zone urbanistiche – invece si va verso la rivoluzione. Che, alla fine, porterà la città ad avere un totale, a oggi ma destinati ad aumentare, di 325 quartieri alcuni dei quali di nuova creazione attraverso la divisione di quelli esistenti.
A titolo esemplificativo, il V Municipio Prenestino. A oggi conta 12 “zone urbanistiche”. All’indomani della riforma, i quartieri saranno 17 con la creazione, ad esempio, del Quartiere Marranella.
«La questione dei nomi – chiarisce ancora Catarci – arriverà a definizione solo alla fine dell’iter. Dopo questa parte di analisi che abbiamo portato avanti insieme all’Istat e alle tre università pubbliche della Capitale, queste nuove denominazioni, nate dal confronto con il territorio, verranno sottoposte al vaglio dei singoli Municipi. Poi andranno portate al voto al Consiglio comunale. Abbiamo già terminato questa parte dell’iter con l’analisi dei dati socio-economici per tre Municipi mentre per gli altri 12 il lavoro preliminare si dovrebbe concludere entro alcune settimane. Poi, ci sarà la fase approvativa».
Questa nuova suddivisione riguarderà la toponomastica e i servizi ai cittadini. Dovrà poi essere armonizzata con il Dipartimento Urbanistica in modo da evitare che ci sia da una parte la nuova nomenclatura dei quartieri e dall’altra l’utilizzo delle vecchie denominazioni tipiche dell’urbanistica: «la soluzione più semplice e ovvia sarebbe quella di mantenere le Zone Urbanistiche accanto alla nuova divisione in Quartieri. Ma ci sta ancora tempo per decidere», chiosa Catarci.





