Oltre il GRA esiste una scuola,”I.C. Raffaello”, che ha fatto tesoro del progetto Scuole Aperte. Nel cuore del quartiere #Romanina, nel Municipio Roma VII, uno dei più estesi della Capitale, questa scuola è il fulcro della vita sociale del quartiere, avamposto di socialità, inclusione e lotta alle disuguaglianze sociali.
Durante l’evento per la festa della donna organizzato dalla scuola, dall’Associazione Pontelinari Scuoladimusica e da Siamo Settimo con il patrocinio del Municipio VII, una ragazza mi ha consegnato una lettera “di fiducia” in cui racconta della sua vita, di comunità, associazionismo, del suo quartiere, la Romanina, del grande Municipio Roma VII e dello sterminato territorio di Roma, delle difficoltà di periferie che per collegamenti e servizi si sentono “fuori”.
“Portare dentro” Roma i quartieri fornendoli di servizi di prossimità è una delle sfide più importanti che abbiamo accettato con il Sindaco Roberto Gualtieri. Sappiamo quanta strada c’è da fare e quanto terreno da recuperare per la disattenzione passata come sappiamo che i risultati veri si vedranno nel medio e lungo periodo. Ma si deve cominciare e con la convinzione di farlo in maniera concreta, guardando al modello della città dei 15 minuti cone la risposta ai bisogni di chi vive senza i servizi essenziali e lontano da scuole, teatri, cultura, sport, punti di aggregazione che non siano anonimi caseggiati con tutt’al più vicino un centro commerciale.
È la sfida nel ricucire il dentro con il fuori il Gra e nel ridurre le distanze sociali tra chi vive in differenti parti della nostra città.
Grazie per la fiducia, ce la metteremo tutta.
Ecco il testo della lettera, buona lettura!

Sono una studentessa liceale e ho la fortuna e sfortuna di vivere nella tranquilla e campestre periferia e relazionarmi al tempo stesso col mondo-scuola del quartiere S. Giovanni in cui si respira
la Roma antica e storica. I chilometri che percorro da casa a scuola, oltrepassando ogni giorno l’anello di demarcazione tra il dentro e il fuori città, sono pochi: ma in realtà i due mondi sono
distanti e agli antipodi, e io osservo il “grande VII Municipio” in tutti i suoi aspetti eterogenei e in tutte le sue contraddizioni.
Mi confronto con i miei compagni di Ponte Lungo e sento che è difficile per una ragazza come me sentirsi parte di una comunità: loro non hanno motivo (quanto me!) di lamentarsi per l’assenza di servizi culturali; loro non possono vantare solamente centri commerciali; loro non hanno neanche lo stimolo e la voglia di venire a trovarmi. Ci sono tanti pregiudizi dentro la campana di vetro in cui vivono i miei amici di scuola: ma loro non lo sanno
nemmeno.
Ed è proprio aver vissuto sin da piccola in un territorio così fragile che mi ha reso consapevole delle sue contraddizioni, come quella di doversi sempre spostare in macchina o con i mezzi, perché
la metropolitana non può arrivare nemmeno alle dislocate facoltà dell’Università, che il mondo conosce come Uniroma2. Per noi giovani di periferia far parte di una comunità non è dunque una
scelta, ma diventa un’esigenza, un bisogno primario, una grande opportunità. Ma io dico che questa mia necessità deve essere sentita anche dalla mia amica di Colli Albani.
A tutti i miei compagni dovrebbe nascere il desiderio che ho io di viaggiare nel popoloso Settimo municipio, di conoscerne le diverse facce e le diverse realtà: il desiderio di viaggiare per piacere e
opportunità, e non per costrizione. La nostra comunità deve essere obbligatoriamente “diffusa” per far nascere il dialogo tra noi studenti, tutti cittadini di pari dignità.
Intendo dire che, per rivoluzionare lo stato attuale delle cose, non è necessario stravolgere un territorio nelle sue identità. “Roma dentro e Roma fuori” hanno radici storiche e identità culturali ben diverse che le rendono uniche e “belle”. Bisogna piuttosto sradicare i pregiudizi e riconoscere alla comunità il suo pieno potere educante. E in questa comunità ci siamo tutti, anche noi ragazzi
che non vogliamo essere vasi da riempire ma giovani da “nutrire” e arricchire. Anche noi abbiamo la consapevolezza di cosa sia veramente “il bene comune” e abbiamo il seme di un valore
educante così forte da poter dare consigli agli “adulti educanti”.
Noi intendiamo preservare e valorizzare proprio quella differenza che genera dialogo e scambio, quella la differenza tra quartieri che arricchisce e non divide.
Voglio fare un esempio. Nella scuola di musica dell’Associazione APS “Ponte Linari” noi ragazzi di periferia viviamo e allo stesso tempo creiamo bellezza ogni giorno. Ma quella musica e quella
bellezza nascono e muoiono lì, all’interno delle mura scolastiche, e la Comunità Educante è la nostra speranza che si possano diffondere in tutto il territorio.
Perché è proprio di Bellezza che Noi vogliamo essere testimoni!
Con piena fiducia
Grazie infinite
f.to
una “studentessa del Settimo Municipio”





