Il Leoncavallo inizia la sua storia mezzo secolo fa, con l’occupazione di un grande magazzino abbandonato nella periferia nord est di Milano ad alta densità di fabbriche e operai.
Da subito si qualifica come luogo di aggregazione, arte, cultura, mutualismo, solidarietà, antifascismo, ribellione e protagonismo giovanile, con concerti, laboratori artistici e artigianali, casa delle donne, scuola popolare, stamperia, capannone per compagnie teatrali, murales, memoria storica, radio libera..
Al dilagare della “Milano delle pere” reagisce con le ronde antispaccio e il 18 marzo 1978 Fausto e Iaio, due attivisti impegnati sul campo a contrastare i traffici di eroina e cocaina, vengono assassinati in un agguato a colpi di pistola. Da quel momento le madri dei due ragazzi e altre donne del quartiere iniziano a partecipare attivamente con il gruppo “mamme del Leoncavallo”.
A metà agosto del 1989 un ingente schieramento di polizia interviene manu militari e sgombera il centro malgrado la resistenza strenua degli occupanti, abbattendo i muri interni e distruggendo materiali, attrezzature, opere di street art e tutto il resto. Le ruspe e le denunce sembrano aver seppellito ogni velleità ma non è così: l’area viene rioccupata e si avvia la campagna di ricostruzione, con il sostegno attivo di persone e centri sociali arrivati da tutta Italia di cui il Leoncavallo diventa simbolo e punto di riferimento.
Nel 1994 la sede storica viene abbandonata, senza scontri, a seguito di un’attività di mediazione con i partiti e le istituzioni che porta prima al passaggio in una sede provvisoria assegnata alle “mamme”, poi al nulla, infine all’occupazione di un’ex cartiera in via Watteau, nell’area sud-est della città.
Pur cambiando pratiche, riferimenti e persino il nome che diventa SPA – spazio pubblico autogestito, il Leoncavallo continua senza soste a promuovere quel protagonismo, quell’arte e quella cultura dal basso che hanno reso migliori i quartieri, la città e il Paese intero, attraversando con un ruolo di primo piano le stagioni delle battaglie per il reddito minimo, l’abitare, la riappropriazione di spazi e tempi di vita, i diritti di cittadinanza, l’antiproibizionismo, le libertà personali, contrastando le derive distruttive dei quartieri dettate dagli interessi speculativi, l’aumento di sfruttamento, lavori precari e poveri, le solitudini e le crescenti disuguaglianze sociali..
Questa mattina, ancora di agosto, dopo che a luglio un cortile gremito di gente e musica aveva accolto l’ufficiale giudiziario e imposto di notificare il rinvio dello sfratto a settembre, il Leoncavallo è stato nuovamente sgomberato con caschi, blindati e manganelli.
Per le destre al governo l’attacco di oggi è “la fine di una lunga stagione di illegalità”; in realtà è il segno del nuovo medioevo che vorrebbero imporre con leggi liberticide e che non riuscirà a cancellare il conflitto sociale nè a porre fine a una storia di popolo lunga e gloriosa come quella del Leoncavallo.
Forza #leoncavallo






