“A tutta Roma” nasce da un percorso reale di ascolto, confronto e costruzione collettiva nei quartieri, nelle reti sociali, nei luoghi della partecipazione. Crediamo in un civismo della trasformazione che tenga insieme le responsabilità di governo con giustizia sociale e ambientale, diritto all’abitare, periferie, cultura, mutualismo e qualità della vita. Perché Roma ha bisogno di tutte le sue energie migliori e di relazioni stabili, presenza pubblica e comunità protagoniste del cambiamento.
Ne parleremo insieme sabato 10 maggio al Monk di Casal Bertone con il sindaco Roberto Gualtieri, per continuare a costruire una prospettiva condivisa per Roma.
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“A tutta Roma” non è solo l’evento di domenica 10 maggio a Casal Bertone, al Monk, organizzato da Sinistra Civica Ecologista con il sindaco Gualtieri. Può diventare l’avvio di una nuova traiettoria delle forze civiche progressiste, già disegnata negli indirizzi generali attraverso il ciclo di incontri nei territori e le giornate tematiche in cui, insieme a decine di realtà di base, si è discusso di impegno civico, cultura, sport, ambiente, reddito, lavori, professioni, solidarietà.
Sono stati momenti utili a costruire ascolto reciproco, a dare voce a bisogni da organizzare, a incrociare competenze, esperienze e approcci, in uno scambio che ha generato un’embrionale bozza di programma e una rete di relazioni per animarlo. Non sono stati momenti di consultazione o passaggi formali. Nei quartieri – non solo in quelli toccati come Quadraro, Ostia, Laurentino, Esquilino, Labaro, Valle Aurelia, San Lorenzo, Borghesiana, Pietralata, Monte Sacro, Garbatella, Marconi, Monteverde – si crea un sapere concreto, con problematiche, aspettative e conflitti alla base di punti di vista, pratiche, iniziativa. Il decentramento e il municipalismo, presi sul serio e fuor di retorica, non sono caselle dell’organigramma ma il modo in cui una metropoli multiforme e stratificata può conoscersi meglio: è nelle dimensioni locali che si vedono disuguaglianze prima che diventino statistiche, si incontrano energie prima che diventino progetti e azioni, si misurano contraddizioni prima che esplodano.
Si è registrata nel percorso anche una maturazione delle interlocuzioni, con la domanda esplicita di relazioni non più episodiche, di legami più stabili tra soggettività che oltre a rivendicare partecipano alla costruzione delle soluzioni, insieme o talvolta in polemica con le istituzioni. In questi intrecci si intravede una tendenza: un pezzo di energie diffuse della città può uscire – in parte sta uscendo – da una lunga stagione di frammentazione, riscoprendo la possibilità di definire visioni condivise malgrado differenze anche significative.
A tale processo ha dato impulso anche la linea di collaborazione e dialogo costante con le realtà di base scelta dal sindaco e dalla coalizione progressista nei quattro anni di consiliatura. E anche qui, tra condivisione e convinto giudizio positivo, vale la pena raccontarla senza retorica. All’inizio c’è stata una fase di programmazione, riattivando la provata macchina capitolina, intercettando risorse straordinarie PNRR e Giubileo, individuando progetti realizzabili, definendo priorità in corsa. A seguire si è riusciti bene a mantenere le aspettative, passando alla realizzazione: gli acronimi PNRR, PINQuA, PUI, CIS hanno iniziato a diventare cantieri e poi opere pubbliche, piazze, giardini, asili, scuole, centri culturali, case popolari riqualificate, stazioni-museo, visibili e giudicabili come i miglioramenti realizzati su rifiuti, manutenzioni, quotidianità, immagine. Ci sono stati anche ritardi, difficoltà, interventi criticati e contrastati. Ma il fatto nuovo è che Roma ha rigenerato in modo capillare nel centro e nelle periferie, dove per troppo tempo la presenza pubblica è stata più assente che intermittente.
Non è mancato lo sforzo di tenere insieme sviluppo urbano e questione sociale. Sono stati più di semplici propositi, si pensi al Piano Casa con centinaia di milioni per l’edilizia pubblica e per acquisire, tra l’altro, il museo abitato Maam, la caserma occupata di Porto Fluviale, le abitazioni di via Bibulo a Cinecittà; alla residenza, in deroga alla legge nazionale, riconosciuta a 5.000 persone in disagio abitativo con il diritto ad acqua e luce; alla nuova gestione del patrimonio per ricucire la frattura tra Roma Capitale e chi svolge attività utili in locali comunali; ai parchi d’affaccio per sintonizzarsi con il Tevere; e, ancora, a “scuole aperte”, patti di collaborazione, comunità energetiche, valorizzazione di orti urbani, musei diffusi, sport popolare. L’elenco, largamente incompleto, indica una direzione politica, basata sulla consapevolezza che non basta la crescita e che le opere, necessarie, modificano spazi ma non condizioni di vita.
La PrimaVera civica “A tutta Roma” nasce proprio per contribuire a un ulteriore salto di qualità: rafforzare la dimensione relazionale, connettere comunità locali, migliorare l’abitare, contrastare la “monocultura del turismo” in centro, mettere le periferie in cima alle priorità delle agende sociali, educative, economiche.
È l’idea di un “civismo della trasformazione” orientato alla giustizia sociale e ambientale, impegnato a condividere responsabilità nel governo capitolino e a mescolarsi con movimenti, esperienze giovanili, forme di partecipazione non convenzionali. Un civismo che ritiene mutualismo e partecipazione non elementi accessori ma possibili chiavi per affrontare le fragilità di una metropoli contemporanea. Un civismo che assume la centralità della questione sociale e della lotta alle disuguaglianze, non solo fotografia ma processo in atto da contrastare con politiche integrate su reddito, accesso ai servizi, qualità dell’ambiente, opportunità educative, aspetti strettamente connessi. Un civismo che reclama il potenziamento dell’assetto istituzionale e finanziario della città, Capitale con uno status da città ordinaria, ostacolo anche al (necessario) rafforzamento dei municipi. Un civismo che intende contribuire a confermare Gualtieri e a mandare a casa le destre di Meloni, una sciagura per la nuda vita, reddito, abitare, salari reali, buona occupazione, convivenza, diritti.
“A tutta Roma”, insomma, è una dichiarazione di metodo e di prospettiva.
Per Roma…






