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A Roma è ora di cambiare passo: trasformare urbs e civitas si può

16/10/2023

A Roma è ora di cambiare passo: trasformare urbs e civitas si può. Trascorsi due anni, in vista di metà mandato, è ora di approfondire, di cambiare passo, sostanziare le premesse, incrementare numero e qualità di interventi e relazioni, ricucire con coraggio una città frantumata curando corpo e anima.

Ne ho scritto in un lungo articolo su HuffPost Italia, dove abbiamo raccontato i progetti avviati dalla Giunta di Roberto Gualtieri in una visione strategica di trasformazione della città che tenga insieme il rilancio economico, la questione sociale e il ruolo di Roma come guida nazionale e nell’immagine internazionale.

Dal periodo veltroniano del “modello Roma” è mancata una programmazione di lungo periodo e un racconto pubblico convincente sul ruolo della città. Le maggioranze che si sono susseguite hanno dovuto fare i conti con il lento deteriorarsi del vivere quotidiano su fattori strategici come i trasporti, i rifiuti, la cura delle persone di ogni età, la manutenzione urbana, che è andato di pari passo con la caduta dei principali indicatori relativi a qualità della vita, reddito, occupazione, istruzione, Pil, imprese.

Ad aggravare il quadro è arrivata prima l’inchiesta “terre di mezzo”, poi l’inerzia successiva: anziché rialzarsi si sono accumulate altre macerie, arrivando a rifiutare una candidatura olimpica, facendo girare a vuoto un’intera consiliatura intorno a un irrealizzabile stadio, azzerando intervento e presenza pubblica nei quartieri al mordere della pandemia, arroccandosi nella peggior “autonomia del politico” e nella più classica delle torri d’avorio. Insomma, zero credibilità, zero programmi, problemi in dinamica involutiva, inazione dell’amministrazione: così era ridotta Roma all’insediamento del sindaco Gualtieri, al punto che una delle affermazioni più frequenti era che ormai la città fosse diventata ingovernabile, in una percezione che, inutile negarlo, in parte resiste ancora oggi, complice il mancato riconoscimento in termini politici, economici e normativi dello status di Capitale.

I primi 24 mesi dell’attuale giunta sono stati caratterizzati dal perdurare delle difficoltà nella vita di tutti i giorni, da cadute di consenso per le crisi della raccolta dell’immondizia e la Ztl in via di ridimensionamento, da una relazione con la città sbocciata a metà. Eppure hanno portato una significativa inversione di tendenza sotto parecchi punti di vista: i cassetti di Campidoglio e Municipi si sono riempiti di piani, programmi, progetti, regolamenti, sperimentazioni;

le consistenti risorse straordinarie del PNRR e del Giubileo sono state adeguatamente intercettate e finalizzate, assicurando realizzazioni nel breve e medio periodo, l’avvio del primo ciclo di opere, il potenziamento su tempi più lunghi di impianti dei rifiuti e trasporto su rotaia; i grandi eventi che erano scomparsi sono ripartiti alla grande, anche se concentrati in quel centro in cui occorre limitare affitti brevi e disneyzzazione incrementando residenzialità e attività artigianali;

la macchina amministrativa, ai minimi termini dal punto di vista quantitativo, ha dato segnali di ritrovata vitalità; le collaborazioni con università, ordini, camera di commercio, organizzazioni di rappresentanza e della solidarietà, reti internazionali, si sono moltiplicate prendendo la forma di dichiarazioni d’intenti, partenariati, accordi.

Dopo anni di declino il duplice ritorno di azione istituzionale e investimenti pubblici è arrivato come una scossa: nel 2022 il tessuto produttivo ha ritrovato una certa dinamicità con il traino di costruzioni, logistica e magazzinaggio, il saldo attivo delle imprese è stato il più alto con l’1,77% rispetto alla media italiana dello 0,79% – in valori assoluti 26.564 iscrizioni a fronte di 18.565 cessazioni per un +7.999 imprese – e l’occupazione è cresciuta oltre la media nazionale con 45.000 nuove assunzioni nel territorio metropolitano, nonostante guerra in Ucraina e crisi energetica. Sono risultati superiori al pre-covid che aspettano di essere rafforzati e consolidati, ancora non bastano per determinare una fase nuova per produzione e lavori.

La discontinuità maggiore in realtà è stata un’altra: si è riaffacciata una visione strategica per la trasformazione, che tiene insieme l’obiettivo del rilancio dal punto di vista economico, produttivo, occupazionale, culturale, nonché nel ruolo guida nazionale e nell’immagine internazionale, con la priorità della questione sociale, da declinare nel contrasto delle disuguaglianze, nella ricucitura del tessuto urbano e nella cura delle periferie più problematiche, nel sostegno alle fasce colpite da povertà, impoverimento, emarginazione, solitudini.

Nonostante essa abbia faticato a farsi narrazione e a dettare i tempi di una comunicazione impermeabile, è in quest’ottica che, accanto a impegno giubilare, candidatura Expo 2030 e rilancio di turismo ed entertainment, con la giunta Gualtieri abbiamo elaborato/avviato:

  1. il Piano strategico per il diritto all’abitare, con l’acquisto di case da destinare ad alloggi popolari (iniziato), la prevista acquisizione e rigenerazione di luoghi a vocazione socioculturale oltre che abitativa – a partire dal Maam di Tor Sapienza e Spin Time Lab dell’Esquilino – e un’Agenzia sociale per gli affitti per aumentare gli alloggi privati da assegnare in locazione agevolata;
  2. le azioni per il lavoro pubblico, con i piani per l’aumento del personale di Roma Capitale dopo un quindicennio di discesa in picchiata e quelli per l’internalizzazione di circa 3.000 operatori della Multiservizi, attivi nella cura delle aree interne ed esterne degli istituti scolastici;
  3. l’estensione di diritti sociali fondamentali – iscrizione all’anagrafe e accesso a medicina di base, istruzione per bambini e allacci di acqua ed energia – a chi vive in disagio abitativo, attraverso la Direttiva 1/2022 con cui il Sindaco Gualtieri ha derogato al decreto Lupi del 2014;
  4. l’allargamento di diritti civili basilari con le prime trascrizioni di atti di nascita di figli di coppie omogenitoriali femminili formati all’estero, sottoscritti dal Sindaco Gualtieri in mancanza di una legge nazionale;
  5. le misure di sostegno al reddito con cui si sono ridotti i costi di asili nido, trasporto pubblico per under 19, pratica sportiva per under 16;
  6. i Regolamenti innovativi in tema di gestione del patrimonio comunale e di amministrazione condivisa, finalizzati a promuovere progettualità e legami con realtà di base e cittadinanza attiva;
  7. la riforma amministrativa e la valorizzazione dei Municipi, che si sta attuando tutti i giorni nella condivisione di responsabilità e risorse tra strutture centrali e territoriali e che vedrà l’approdo formale nella riscrittura del Regolamento del Decentramento del 1999;
  8. gli interventi per dotare le periferie urbane di servizi di prossimità in rete, nell’ottica della città dei 15 minuti, investendo (per asili, scuole, rete fognaria, rete idrica, verde, trasporto su rotaia, cultura, sport) nelle aree tra l’anello ferroviario e il GRA e oltre il GRA e realizzando, sempre lì, numerose opere di interesse locale e aprendo numerosi istituti scolastici il pomeriggio e le sedi municipali a rotazione nei fine settimana per le Carte d’Identità Elettroniche.

Trascorsi due anni, in vista di metà mandato, è ora che i semi di cambiamento germoglino e diano primi frutti, che le carte e i cantieri diventino fatti reali percepibili come miglioramenti, che l’alleanza con la sfera produttiva, il mondo accademico, il terzo settore e i movimenti sia maggiormente incisiva delineando, intorno a municipalismo, comunità, città, reti (dentro e fuori), presa in carico, solidarietà, un’alternativa alle destre incapaci di andare oltre la trita ricetta di un liberismo antipopolare accompagnato da disciplina e carcere, di più per chi ha bisogno di sostegno al reddito, migranti e nuove generazioni.

Parallelamente, a spingere per ridurre l’ambizione della giunta Gualtieri alla – necessaria ma insufficiente – buona amministrazione ci sono pezzi di schieramento progressista, di economia ed editoria: sono quelli che bombardano l’aspetto “sociale” e visionario e promuovono le campagne per privatizzare Ama e Atac e quelle contro i tram, la residenza alle persone meritevoli di tutela, le esperienze di autorganizzazione, i movimenti per l’abitare, il modello dei 15 minuti, il Centro Archeologico Monumentale dei Fori, nell’intento di spostare l’asse dall’ambizioso “più sviluppo e più uguaglianza” all’arido “eventi e sicurezza”.

Dopo due anni, tornare indietro sarebbe errore macroscopico. Al contrario, è ora di approfondire, cambiare passo, sostanziare le premesse, incrementare numero e qualità di interventi e relazioni, ricucire con coraggio una città frantumata curando corpo e anima, urbs e civitas. Da troppi anni il contrasto delle disuguaglianze e le periferie sono rimasti fuori dai programmi capitolini e ciò ha facilitato sia l’affermazione di organizzazioni criminali in vari contesti che il lievitare di differenze insopportabili.

Nel 2021 il reddito medio di Borghesiana, Castelverde, Ponte di Nona, Torre Angela, Tor Bella Monaca era di circa 19mila euro a fronte dei 72mila dei Parioli, quasi quattro volte tanto. A Tor Cervara il 5% della popolazione risulta laureato contro il 42% dei Parioli, otto volte tanto. Nel Municipio Roma VI l’indice di mortalità è del 25% più alto che nel Municipio Roma II.

Sono dati spietati che impongono di concretizzare quella trasformazione olistica su cui come giunta Gualtieri, oltre a profondere il massimo sforzo, stiamo provando a coinvolgere e indirizzare l’intera comunità cittadina: appunto, con lotta alle disuguaglianze e periferie come stelle polari. Si può fare, si deve fare, prima che sia tardi e si rompa definitivamente quel ‘patto’, messo a dura prova negli anni delle promesse mai mantenute, che invece deve diventare bandiera di una nuova rinascita, signa inferre.

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