In una lunga e densa intervista con il direttore di RomaToday, Matteo Scarlino, abbiamo raccontato l’impegno e i progetti messi in campo in questi primi due anni di Giunta del Sindaco Roberto Gualtieri. Ecco l’intervista:
“Trasformare Urbs e Civitas si può ed è quello che stiamo facendo”. Parola di Andrea Catarci, assessore alle politiche del personale, al decentramento, partecipazione e servizi al territorio per la Città dei 15 minuti. Sulla carta è l’assessore più a sinistra. Te lo aspetti estremo, isolato e di rottura, come da cliché dell’uomo di sinistra.
Nei fatti è uomo squadra, pronto a raccontare e vantare il lavoro di tutti, sottolineando con orgoglio come questa sia “un’amministrazione di sinistra, in grado di lavorare per far ripartire la città, ma anche di intervenire sulle tante disuguaglianze che la caratterizzano”. Così la lunga chiacchierata per tracciare un bilancio di questi due anni, esce anche fuori dal suo assessorato. E non è un caso che il voto finale diventi un voto alla squadra, complessivo.
Assessore Catarci, lei è l’esponente più a sinistra di questa giunta che si è trovata a prendere decisioni poco di sinistra come quella sul termovalorizzatore. Come sta andando?
Il termovalorizzatore è un piano di così lunga scadenza che anche le diversità di vedute sono proiettabili nel futuro e la discussione continuerà. Mi pare però di poter rilevare che quest’amministrazione si sia mossa su un’asse spostato a sinistra, con due obiettivi chiari: da un lato il rilancio della città e dall’altro la questione sociale. Roma non è ancora uscita dalla crisi del 2008 e stiamo lavorando per farlo. È però necessario affrontare anche il tema della riduzione delle disuguaglianze, mettendo al centro le periferie, colmando quei solchi che esistono con il centro, a partire – tanto per fare un esempio – dall’aspettativa di vita.
Sembrano buone intenzioni. In concreto come sta andando?
Ritengo stia andando bene anche se è chiaro che tutti noi siamo chiamati a fare un ulteriore salto di qualità. Sul rilancio qualcosa è già partito, ma abbiamo tanti progetti. Sulle cose declinate al futuro, dobbiamo cambiare tempo. Abbiamo seminato tanto da un punto di vista sociale. Per la prima volta Roma ha un piano per l’emergenza abitativa e non è solo un piano, visto che le case le stiamo effettivamente comprando. Abbiamo messo il lavoro pubblico al centro della nostra visione: sono 2 anni che facciamo piani assunzionali e abbiamo risolto, con determinazione, la vicenda multiservizi. Abbiamo lavorato sui diritti sociali, dato la residenza agli occupanti, ribadendo come la residenza rappresenti un diritto universale. Abbiamo messo in campo misure di sostegno al reddito, avviato i trasporti quasi gratis per gli under 19.
Insomma mi sta dicendo – e provando a dimostrare – che questa è una giunta di sinistra. Quanto è stata importante l’elezione di Schlein alla guida del Pd?
La Schlein ha sicuramente dato un’impostazione innovativa. Ma mi permetto di dire che Gualtieri è un sindaco molto competente e di sinistra. La direttiva Lupi, ad esempio, è un atto di grande coraggio ed è stata approntata ben prima dell’arrivo di Schlein. Lo stesso piano per l’abitare ha avuto una genesi lunga.
Da un anno ha delega al personale, cosa è stato fatto?
Sento di poter dire che abbiamo fatto in un anno quello che di solito si fa in un’intera consiliatura. Prima di tutto assunzioni: abbiamo messo mano al vecchio piano, aggiungendo 1200 ingressi per il 2022. Poi per il 2023 prevediamo 1500 assunzioni. Nel 2024 entreranno in servizio 800 vigili, con un concorso portato avanti in maniera rapida e che ci permetterà di creare una graduatoria a cui andremo ad attingere. Nonostante questo, anche in vista del Giubileo, riteniamo che questi numeri non bastino.
E cosa farete?
Intanto abbiamo scritto al ministro Zangrillo chiedendo delle deroghe e fondi per poter effettuare altre assunzioni. Poi proveremo, nei bilanci, a trovare fondi per poter attingere dalle graduatorie. Intanto però abbiamo anche provato a rendere più appetibile il posto al comune di Roma.
Cioè?
Abbiamo firmato un nuovo contratto integrativo che garantirà per il 2023 una media di 750 euro annua a dipendente e dal 2024 1500 euro in più. Inoltre ci sono miglioramenti contrattuali a seconda delle varie funzioni. Tutto questo è fondamentale perché nonostante gli sforzi assunzionali dal Comune si continua a fuggire.
Ci può dare qualche dato?
In un anno a fronte di 1310 ingressi, ci sono state 1247 uscite. Di queste solo metà sono pensionamenti. Il che vuol dire che se si aprono altre posizioni altrove, la gente scappa. A marzo, quando l’Inps ha attinto alle graduatorie, abbiamo avuto 300 uscite. Con questo contratto integrativo proviamo a fermare l’emorragia. E questo significa anche migliori servizi per le cittadine e i cittadini.
Le condizioni dei lavoratori di Roma Capitale sono così negative da spingere alla fuga?
Essere sotto organico inevitabilmente mette sotto pressione lavoratrici e lavoratori. Ci sono spinte forti da parte dell’utenza, a fronte di stipendi non sempre all’altezza. Facciamo poco smartworking. Poi se si pensa che da 15 anni i nostri dipendenti non hanno avuto possibilità di progressioni, capisco che appena spunti un’altra possibilità la si colga al volo.
Sulle progressioni siete intervenuti però, o sbaglio?
Sì e non accadeva da 15 anni. Sono 2055 posti che andremo a riempire: stanno per partire le prove e i colloqui in queste settimane. Siamo inoltre intervenuti sul precariato nelle scuole e abbiamo approvato diversi regolamenti. Insomma, come dicevo prima, abbiamo fatto quello che non veniva fatto in un’intera consiliatura.
Molto però resta da fare…
Certo, assolutamente. Il Giubileo ci impone di intervenire sui vigili e inoltre dobbiamo andare a mettere mano alla macchina amministrativa che è sotto organico ed è fondamentale per la crescita dell’ente. Se pensiamo che in 20 anni siamo passati da 27358 dipendenti (2002) a 21998 (dicembre 2022) è inevitabile che ci siano ripercussioni sui servizi ed anche sulle condizioni lavorative.
Visto che lei si occupa anche di decentramento, prevedete anche una dislocazione dei dipendenti nei municipi una volta attuato il regolamento?
È una cosa che certamente avverrà e che è avvenuta, anche con delle criticità che non vanno negate. Mi riferisco al passaggio delle aree verdi fatto ad inizio consiliatura. Tutti i municipi hanno accettato e tutti si sono resi conto, una volta avute le deleghe, di quanto pochi siano i soldi a disposizione, tanto a livello centrale quanto, una volta trasferiti, a livello locale. Sul decentramento però stiamo facendo una cosa ben più complessa.
Ovvero?
Nella riscrittura del regolamento stiamo provando a cambiare approccio. Non un passaggio delle deleghe dal centro alle periferie, ma l’indicazione di modalità nuove nella formazione del bilancio municipale, nei rapporti con le aziende municipali e nella libertà di accordi con i comuni di cintura. Trasferire solo le deleghe, senza dare leve operative, significa fare un lavoro superficiale, destinato al fallimento.
Che tempi ci sono per la riscrittura del regolamento?
Abbiamo iniziato nel 2022. C’è un osservatorio formato da 6 presidenti e 6 direttori di municipio che ha fatto una proposta ufficiale. Il regolamento ha avuto una prima discussione nella consulta composta da tutti e 15 i presidenti e ci tornerà a inizio 2024 per ulteriori modifiche. Il prossimo anno contiamo di proseguire nell’iter che prevede pareri di commissioni consiliari e municipi, per poi portarlo in approvazione l’anno successivo in assemblea capitolina. Vorremmo nell’ultimo anno e mezzo provarlo.
Tempi lunghi quindi…
Sì, perché stiamo riscrivendo tutto da capo. Avremmo potuto aggiornare il regolamento già in essere e ci avremmo messo 20 giorni, ma avremmo ripercorso errori già fatti. Questo regolamento darà le risposte che chi lavora nei municipi cerca, e migliorerà i servizi ai cittadini.
Ammetterà però che non è semplicissimo far capire ad un cittadino che avete lavorato ad un regolamento
Certo, sono d’accordo. Per questo confidiamo tanto nei media, ma sarà anche nostro compito far capire e percepire che quello che stiamo facendo e che avremo fatto avrà un impatto sul lungo periodo. È certamente una sfida: le riforme hanno bisogno di tempo ma ci crediamo e per questo non vogliamo fare le cose di fretta. Detto ciò alcune cose per il decentramento effettivo le stiamo già facendo.
Cosa?
Il nostro direttore della direzione decentramento convoca bimestralmente i municipi per capire le criticità e aiutare a intervenire. Abbiamo fondi, pochi, che comunque investiamo sui territori per piccoli progetti. Stiamo lavorando intensamente a una digitalizzazione dei servizi e tutta l’intera logica dei 15 minuti è finalizzata al decentramento.
Ecco, i famosi 15 minuti. Mi consenta un esempio. Nel IV municipio ha chiuso uno sportello anagrafico in un mercato. Chi nei quartieri Casal Bertone e Portonaccio faceva la carta identità lì ora deve andare a Rebibbia. L’esatto opposto dei 15 minuti. C’è qualcosa che non sta funzionando?
Ha assolutamente ragione, ma a fronte di un caso negativo ce ne sono decine di positivi. A novembre, per fare un esempio, vado a Spinaceto a inaugurare la nuova sede decentrata. Raccontarli dal Campidoglio non sempre è produttivo ed efficace. Anche per questo sto preparando un’iniziativa con tutti e 15 i municipi nel corso della quale spiegheremo quanto è stato fatto, mostrando come il paradigma della prossimità sia al centro della nostra visione e già in parte sta diventando realtà.
I 15 progetti presentati all’inizio erano quindi solo un’idea di facciata?
Quelli ci sono, sono il nostro prototipo. Dobbiamo migliorare a livello di comunicazione e stiamo già lavorando in tal senso, per far capire meglio il paradigma dei 15 minuti, della prossimità. Si è troppo avvicinata l’idea dei 15 minuti a quella della velocità e sicuramente questo è un errore. Per esempio viene completamente ignorato il nostro impegno per la digitalizzazione. Penso a tutti i certificati che oggi possono essere richiesti on line e che prima richiedevano tempo, non solo per il cittadino ma anche per i lavoratori.
Digitalizzazione buona e giusta, ma gli anziani…
Certamente lavoriamo per accompagnare la popolazione più anziana verso questa era ed anche su questo siamo impegnati. Tuttavia non possiamo non continuare a credere e investire nella digitalizzazione che per noi è centrale. Un esempio di questo accompagnamento è l’aver salvato la possibilità da parte delle edicole di rilasciare dei certificati anagrafici. In tutta italia è stata bloccata, noi con pervicacia abbiamo aperto un tavolo trovando una soluzione per mantenere quella che riteniamo una best practice.
Citava i documenti. Inevitabile non pensare alla carta d’identità i cui tempi di rilascio sono lunghissimi a Roma.
Le cito alcuni dati che dimostrano come abbiamo iniziato a invertire la tendenza. Nel 2019 c’era stato un picco di CIE erogate, 311.000. Nel 2022, il primo anno completo dell’amministrazione Gualtieri, eravamo a quota 318.000. Quest’anno i dati in proiezione ci dicono che possiamo a 360.000/370.000. Questi miglioramenti sono dovuti agli open day del weekend e a un’opera di miglioramento dei servizi sui territori. Nei prossimi due anni chiuderemo questa emergenza, dando a tutti i romani la carta d’identità elettronica. Dopodiché si tornerà ai rinnovi e sarà tutto più semplice.
L’anno scorso, nella nostra intervista, parlavamo del suo modello che era quello di Bruxelles e dei comuni urbani. Ci siamo avvicinati nel corso di questo anno?
Penso di sì. I municipi sono molto più dentro di prima alle cose, sono partecipi dei processi decisionali e andremo su questo a migliorare sempre di più. Siamo riusciti, nei confronti dei presidenti di municipio, a far passare il principio che siamo una squadra e che si lavora tutti nella stessa direzione: se c’è un problema riguarda tutti; se affonda uno, è tutta la barca che affonda. Devo dire che su questo avverto già molti miglioramenti.
Che voto darebbe al suo operato?
Penso che tutta la giunta, e quindi anche io, meriti un sette. Dobbiamo però puntare al nove. Sinora abbiamo fatto un bel lavoro, in gran parte di semina che ora dobbiamo andare a raccogliere e concretizzare. Il mio assessorato è assolutamente in linea con questo giudizio complessivo. Ci sono delle cose fatte e visibili – le assunzioni di cui abbiamo parlato prima – ed altre su cui stiamo seminando, a mio avviso bene, e di cui si vedranno presto i risultati. Siamo di fronte ad una consiliatura costituente ed è normale avere a che fare con delle difficoltà. Sono contento però soprattutto di una cosa e cioè di aver dimostrato che Roma è una città governabile: veniamo da periodi e da sindaci in cui si diceva e pensava che Roma fosse destinata all’ingovernabilità. Ecco, noi abbiamo invertito la rotta dimostrando che possiamo uscire da una crisi economica ormai atavica e che possiamo farlo anche andando a migliorare delle situazioni di disuguaglianze sociali. Trasformare Urbs e Civitas si può ed è quello che stiamo facendo.






