Questo pomeriggio siamo stati sotto al Ministero della Giustizia, nel giardino di via Arenula, per ribadire con forza una richiesta che non può più essere ignorata: amnistia ora.
Lo abbiamo fatto per chi vive nelle carceri italiane in condizioni indegne di un Paese che si dice civile, tra sovraffollamento, strutture fatiscenti, assistenza carente e un drammatico aumento di suicidi. Lo abbiamo fatto perché crediamo in una giustizia che cura, non che abbandona.
Serve un cambio di passo, servono misure straordinarie: amnistia, percorsi reali di reinserimento, dignità per chi sconta una pena.
Non ci fermeremo.






