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Carte d’Identità Elettroniche: lavoriamo per ridurre le attese – Lettera a Il Tempo

15/04/2023

Una mia lettera, pubblicata su Il Tempo Quotidiano, in cui torniamo sul tema delle Carte d’Identità Elettroniche e dei tempi spesso lunghi per gli appuntamenti.
Come Roma Capitale stiamo lavorando, moltiplicando gli sforzi e inserendo gli opportuni correttivi, per tornare ad attese medie che non superino i 30 giorni.
Grazie al Direttore Davide Vecchi per lo spazio!

Buona lettura!
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CARTE D’IDENTITA’ ELETTRONICHE: LAVORIAMO PER RIDURRE LE ATTESE

Gentile Direttore,
innanzitutto desidero ringraziarla per l’opportunità di tornare sul tema delle Carte di Identità Elettroniche e dei tempi spesso lunghi per gli appuntamenti.

Dopo aver abbattuto drasticamente l’attesa media rispetto ai 120 giorni ereditati a dicembre 2021, anche a Roma negli ultimi due mesi c’è stato un arretramento, come da monitoraggio dell’Anagrafe centrale sul portale Agenda CIE (www.prenotazionicie.interno.gov.it) : da 17 giorni a dicembre 2022 e 28 a gennaio 2023 si è passati a 80 a marzo.
Al netto di elementi congiunturali, tra cui l’impegno supplementare su cambi di residenza e tessere elettorali per le elezioni regionali, la causa principale va ricercata in un considerevole surplus della domanda, che deriva da diversi fattori: la maggior conoscenza diffusa delle ottime caratteristiche del prodotto digitale CIE, i tempi lunghi per avere un passaporto nei commissariati di PS, gli annunci di dismissione dello SPID con la necessità di reperire un’altra identità a basso costo.

Non è un caso che le criticità relative ai tempi di prenotazione abbiano carattere nazionale con comuni come Milano, Napoli, Torino e Firenze, comunque non paragonabili per estensione e popolazione a Roma, ciclicamente in difficoltà, in vari frangenti al punto di chiudere le agende o limitarle ai residenti.
Insomma, siamo in presenza di un’eccezionale crescita delle richieste. Ci sono anche carenze dei comuni e in particolare di Roma nell’erogazione del servizio delegato? Partendo dalla considerazione che tutto è migliorabile stiamo approntando un nuovo piano, per tornare ad attese medie di 20/30 giorni. Esso prevede l’omogeneizzazione nella gestione dell’agenda tra i municipi, un incremento degli appuntamenti orari per ciascuna postazione di lavoro e delle stesse in numeri assoluti, insieme a un contestuale rafforzamento del personale dedicato.

Bastano pochi numeri, però, per far capire come non si possa oggettivamente e seriamente parlare di un problema legato all’organizzazione comunale. Nel 2022 Roma ha emesso 317.000 CIE, un record assoluto da quando esse sono in vigore, quasi 30.000 in più delle 288.000 del 2021. Nel primo trimestre 2023 si conferma il trend: ne sono già state rilasciate oltre 91.000 e la proiezione fino a dicembre sfiora le 340.000, escludendo agosto. Attraverso i correttivi previsti, implementabili in qualche mese, si prevede di poter superare le 400.000 CIE annue. Calcolando che oltre 1,6 di romani e romani ce l’hanno già, ciò significa che in tre anni o poco più Roma Capitale sarà in grado di garantire a tutta la cittadinanza residua il documento d’identità elettronico. Per tale obiettivo uffici e ufficiali di Anagrafe lavorano quotidianamente a gran ritmo, compresi i weekend.

Infatti, attraverso gli Open Day, da un anno a questa parte abbiamo diversificato l’offerta, permettendo di prenotare il venerdì – su Agenda CIE – e avere un appuntamento l’indomani: oltre agli ex Punti Turistici Informativi del centro, settimanalmente si aprono a rotazione tutti i Municipi, servendo ogni territorio della città e contribuendo a snellire il lavoro dei canali ordinari. Da aprile 2022 a marzo 2023 si sono così rilasciate 24.000 carte, equivalenti alla produzione media di un ipotetico Municipio aggiuntivo, il “Municipio XVI” di Roma.

In conclusione, Roma Capitale ce la sta mettendo tutta e moltiplicherà gli sforzi per fare ancora meglio. Ricordiamocelo, anche davanti a problemi e disfunzioni innegabili che comunque non giustificano l’istinto alla diffusione dello stereotipo della passività del settore pubblico.

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