Spin Time è uno dei tanti “germogli di speranza”. Dal basso si è realizzato un nuovo modello di abitare, vivere, fare comunità solidale, da consolidare attraverso la rigenerazione per mano pubblica e da diffondere in tutta la città.
Grazie ad Avvenire per aver ospitato una mia riflessione sul tema
Buona lettura
L’esperimento Spin Time e altri progetti per l’emergenza abitativa
𝐂𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐆𝐢𝐮𝐛𝐢𝐥𝐞𝐨 𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐠𝐞𝐫𝐦𝐨𝐠𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐥𝐞
Caro direttore,
il 23 maggio nel quartiere Bastogi si è tenuto un convegno sulle politiche abitative, promosso dalla Caritas diocesana 50 anni dopo quello celebre sui “Mali di Roma”, con l’obiettivo di esplorare i “germogli di speranza” presenti nel contesto urbano. Due giorni dopo l’Osservatore Romano ha dedicato un ampio articolo a uno di questi “germogli”, “una vittoria di tutti: il modello “Spin Time”.
Spin Time Lab si trova in via Santa Croce in Gerusalemme, quartiere San Giovanni. È sorto sulle ceneri di un edificio abbandonato, occupato nell’ottobre 2013. Ci vivono circa 400 persone di 28 nazionalità, che danno vita a un laboratorio di progettazione in cui si mettono insieme culture e saperi. Dentro Spin Time ci sono decine di attività culturali, studentesche, associative, solidali, doposcuola, formazione, socialità, scambio di skill professionali e artigianali, riviste giornalistiche, coworking…
Si tratta di uno spazio reso polifunzionale in cui la cittadinanza è entrata mescolandosi con gli occupanti. Ed è anche uno stimolo a ripensare il diritto all’abitare, permettendo anche ai poveri di vivere al centro, superando la logica delle case popolari, sempre poche rispetto ai bisogni. A Spin Time si punta alla valorizzazione ia di uno spazio vuoto, riqualificato dal basso e in forma volontaria, ora in attesa di una rigenerazione definitiva per mano pubblica. È un modello da estendere negli altri territori della nostra periferia.
Sia le politiche cittadine ordinarie sia le occasioni come il Giubileo vanno indirizzate a far fiorire i “germogli di speranza” presenti in città. È con tale consapevolezza che la giunta Gualtieri, su proposta dell’assessore alla Casa e al Patrimonio Zevi, ha approvato quel Piano strategico per l’abitare che tra le varie misure prevede la rigenerazione pubblica di Spin Time Lab e Maam, Museo dell’altro e dell’altrove, insieme a un incremento della dotazione di case Erp, a cui si sono aggiunti i progetti Pnrr sul patrimonio abitativo pubblico a Corviale, Tor Bella Monaca, Ostiense, Primavalle. Un Piano importante che sta muovendo i primi passi e ambisce a un balzo in avanti delle politiche abitative.
È una sfida che si può vincere se intorno all’impegno istituzionale e alla centralità pubblica, con la scelta di acquisire, progettare e rigenerare Spin Time, si costruisce un’alleanza con il coinvolgimento delle migliori sensibilità dell’economia. Da ultimo a Cannes, dove il sindaco Gualtieri e l’assessore all’Urbanistica Veloccia hanno presentato “Trasforming Roma” e i programmi fatti di 13 miliardi di investimenti e 6.000 cantieri aperti, di cui 1.500 pubblici; i portatori di interessi privati – decision makers, realtà immobiliari, agenzie di sviluppo, società di servizi, fondi finanziari – hanno espresso la volontà di fare iniziative nella Capitale: sappiano di dover concorrere anche alla coesione e al bene comune, perché la frammentazione, le disuguaglianze estreme, l’esclusione e le solitudini sono un problema per tutto il sistema urbano.
Lo sanno bene le fondazioni, le organizzazioni di filantropia e promozione sociale, da anni al fianco delle realtà di base impegnate nel contrastare il disagio socioeconomico e l’emergenza abitativa. Lo sa, ancora, il mondo accademico, della ricerca, della formazione e delle professioni, con cui la necessità di azioni per ridurre il consumo di suolo, produrre energia pulita e contrastare dispersione scolastica e digital divide spinge ad approfondire la collaborazione. E lo sa bene papa Francesco, che sollecita una politica che riparta dagli ultimi e dalla ricucitura finalizzata all’inclusione. Istituzioni, organizzazioni laiche e religiose, abitanti, attivisti, scuole, università, mondo profit e no profit: serve il contributo di tutti per dimostrare che «si può fare». Noi vogliamo farlo, facciamolo insieme.






