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La mappa e le disuguaglianze – Il Manifesto

09/04/2026

A Roma ci sono quartieri che tutti conoscono ma che ufficialmente non esistono: non compaiono sulle mappe, non hanno confini riconosciuti, restano invisibili alle statistiche e alle politiche pubbliche. Eppure per chi li vive sono luoghi concreti, con un nome, una storia e un’identità.

Ne abbiamo scritto con il Prof. Salvatore Monni su il manifesto

Buona lettura👇🏻

A Roma ci sono quartieri che tutti conoscono ma che ufficialmente non esistono. Non ce n’è traccia sulle carte ufficiali né nei documenti dell’amministrazione, non compaiono nelle statistiche, non hanno confini riconosciuti. Eppure, per chi li vive sono luoghi precisi, un nome, una storia, un’identità. Sono i quartieri “fantasma”, che non compaiono e rendono invisibili anche i loro abitanti.

La prima ragione di tale assenza va ricercata in una sorta di disattenzione istituzionale per lo studio dei cambiamenti urbani. Infatti, l’ultima suddivisione del territorio è quella in 165 zone urbanistiche (ZU) poi ridotte a 155, risalente al Sindaco Argan, anno 1977, pensate per una città molto più compatta di quella attuale, ancora in larga parte interna al Grande Raccordo Anulare.

Lo scarto tra città reale e rappresentazione ufficiale è anche conseguenza di una struttura toponomastica costruita nel Novecento e tuttora in vigore. I 22 rioni del centro storico ne rappresentano il cuore: formalizzati nella loro configurazione attuale tra fine Ottocento e 1921, sono il simbolo della città, dotati di propri loghi e vessilli. Attorno a essi, sono stati istituiti i quartieri dal 1921 al 1961; i suburbi tra il 1926 e il 1932; le zone dell’Agro romano nel 1961.

Questa articolazione, con pochi aggiustamenti successivi, resta l’ossatura ufficiale della geografia urbana ed è incisa con le iniziali R. (rione), Q. (quartiere), S. (suburbio) e Z. (zona) sulle targhe in marmo delle strade. Sia le ZU che la toponomastica, però, raccontano ormai una parzialità, in quanto in mezzo secolo la nostra città è diventata parecchio meno compatta e più diffusa per effetto dell’urban sprawl: si è espansa vicino e oltre il raccordo e sono nati numerosi nuovi insediamenti, che spesso risultano invisibili perché non riconosciuti ufficialmente. Una parte rilevante è costituita dai quartieri nati spontaneamente, in forma abusiva, soprattutto nelle aree periferiche: vi risiede circa un terzo della popolazione e solo un numero limitato di essi è stato ricondotto entro il perimetro della pianificazione mediante strumenti come le “zone O” e i “toponimi”, pensati appunto per regolarizzare insediamenti già consolidati.

Sono aree di frequente associate a varie criticità: livelli di istruzione più bassi, minori opportunità occupazionali, maggiori problematiche abitative e di reddito, valori immobiliari inferiori e una più limitata accessibilità ai servizi, con l’invisibilità amministrativa che si intreccia a forme di disuguaglianza territoriale acuite dalla frammentazione.

L’elaborazione delle 15 mappe municipali con i quartieri di Roma, avviata nel 2022 insieme ai municipi, alle università pubbliche, all’Istat e ora coordinata dall’Ufficio “Partecipazione e Quartieri” di Roma Capitale, si pone l’obiettivo di colmare il vuoto e acquisire le conoscenze necessarie a una programmazione puntuale.

Allo stato attuale, con i 22 rioni che restano uguali, sono stati individuati 334 quartieri urbani, in una fotografia che sul piano metodologico tiene insieme l’aspetto tecnico-scientifico di consultazione delle fonti disponibili con quello percettivo-identitario, frutto del confronto con la cittadinanza e le realtà organizzate, primi fra tutti i comitati di quartiere.

Si può dire che il punto di partenza non sia stato tanto la riga del geometra o l’elaborazione del data analyst quanto la partecipazione, considerata come una fonte del dato che va a “co-creare” le mappe. Oltre a incontri pubblici, workshop, riunioni tematiche, commissioni consiliari, si è utilizzato il portale istituzionale e sono stati raccolti circa 4.100 contributi da ottobre 2025 a gennaio 2026, tra osservazioni correttive di confini e denominazioni ed esplicite richieste di “riconoscimento”.

“Questo è il nostro quartiere”, hanno scritto chiedendo la “legalizzazione” da Torre Jacova, Carcaricola, Arcacci, Tre Pini Villaggio Azzurro, Casaletto di Giano, Tre Pizzi Bagnolo, Borgata Petrelli, Certosa, tanto per fare qualche citazione in ordine sparso. Con il resto andranno a comporre le mappe che, nelle immancabili imperfezioni proprie di ogni suddivisione, avvicinano la rappresentazione alla realtà, portano alla luce la Roma invisibile e contrastano le disuguaglianze urbane connesse, perché ciò che non è nominato conta meno nelle politiche pubbliche, nella distribuzione delle risorse, nella qualità e nella pianificazione dei servizi. E nella nostra Capitale non deve esserci spazio per differenze tra territori che finiscono per alimentare barriere ed esclusioni.

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