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Niente alchimie. La sfida è ridare dignità alle persone e ai luoghi che “non contano” – Articolo Huffington Post

05/07/2024

“Niente alchimie. La sfida è ridare dignità alle persone e ai ‘luoghi che non contano’,
Un mio articolo per HuffPost Italia, che ringraziamo per lo spazio, sulla relazione tre declino socioeconomico e comportamenti elettorali con un occhio particolare a Roma.

Buona lettura!

Roma è piena di questi luoghi, dove basso è il reddito e il livello dell’istruzione secondaria e universitaria, alta la dispersione scolastica, la disoccupazione e la carenza di servizi vicini alle abitazioni, forte la marginalità e il senso di solitudine e abbandono

«Resiste all’avanzata della destra solo il cuore delle grandi città: Parigi, Tolosa, Bordeaux, Nantes…elettori che hanno studiato, hanno un lavoro stabile e uno stipendio dignitoso. Fuori dai principali centri urbani la Francia è vasta e non sempre densamente popolata, in alcune zone le cifre sono di 10-40 abitanti per chilometro quadrato. Mantenere i servizi pubblici, l’assistenza medica, l’istruzione in queste circostanze è difficile. Ed è costoso». Commenta così i risultati del primo turno francese Béatrice Giblin, direttrice dell’Istituto di geopolitica dell’Università di Paris VIII, sul Corriere della Sera dello scorso 2 luglio.

Una conferma di questa chiave di lettura, valida non solo per il contesto transalpino, arriva dagli studi di Andrés Rodrigues-Pose, professore presso la London School of Economics che ha analizzato in 60mila distretti europei la relazione fra declino socioeconomico e comportamenti elettorali, concentrandosi su quelli che definisce i “luoghi che non contano”. In realtà non è affatto vero che non contino: sono stati lungamente trascurati e hanno introiettato un senso di abbandono e solitudine che ha determinato disaffezione da ogni forma di impegno e partecipazione civica, insieme a forte insofferenza per le istituzioni. Pesano e molto sugli esiti elettorali, con un voto antisistema conseguenza di un declino lungo, economico, sociale e identitario. Sono luoghi dove spesso non mancano gli investimenti, in base agli indicatori rivelatori di sofferenza e bassa qualità della vita essi arrivano a ondate frequenti; scontano piuttosto un deficit di politica, di una politica che si occupi di creare un’economia sostenibile, attenta al locale, che guardi alle potenzialità di sviluppo esistenti nei territori e li riconnetta con quelli vicini e con il resto del tessuto urbano, che insieme agli spazi fisici curi socialità, cultura, relazioni, vincoli di solidarietà, anima e collante delle comunità.

Roma è piena di questi luoghi, dove basso è il reddito e il livello dell’istruzione secondaria e universitaria, alta la dispersione scolastica, la disoccupazione e la carenza di servizi vicini alle abitazioni, forte la marginalità e il senso di solitudine e abbandono. Si trovano principalmente nelle aree ex-abusive, di edilizia pubblica e nei quartieri nati di recente lontani da scuole e lavoro, si chiamano Tor Bella Monaca, San Basilio, Quarticciolo, Bastogi, Montespaccato, Corviale, Nuova Ostia, Acilia, Santa Palomba e in molti altri modi. Qui la crescita economica non si è trasformata in sviluppo e i benefici in termini di miglior qualità della vita non sono mai arrivati. È stato il limite ricorrente di ricchi piani e interventi sostenuti con fondi pubblici: si sono tradotti in un vantaggio per pochi, anche nelle fasi di impetuosa crescita economica vissute fino alla crisi del 2008, con aumenti di reddito e buona occupazione rimasti in gran parte concentrati nelle aree centrali e semicentrali. Il Rinascimento, insomma, si è sentito davvero poco per le persone e i “luoghi che non contano”, che si sono vendicati cercando il capro espiatorio in chi sta peggio e dirigendo il loro consenso verso chi ne ha interpretato i rigurgiti e i rimescolamenti della pancia.

Stavolta non possiamo e non dobbiamo sbagliare! I benefici degli investimenti massicci con cui la giunta Gualtieri sta trasformando Roma devono significativamente migliorare la vita nelle periferie e di chi sta in situazioni di disagio, ricucire i territori, ridurre le profonde differenze di reddito dilagate insieme all’esplosiva questione abitativa e alle disuguaglianze socio-spaziali, quelle che si misurano in termini di accessibilità a servizi come la sanità, la cultura, gli impianti sportivi, le scuole, gli asili nido, le biblioteche, i coworking, i parchi, il trasporto su rotaia. Gli errori del passato devono essere di insegnamento, nella sfida fondamentale che gira intorno a tale nodo gordiano. 

Non basteranno alchimie politiciste, sommatorie di partiti o allargamenti di alleanze a fermare la frantumazione sociale in atto. Certo, lo sforzo di Campidoglio e Municipi per essere ancor più incisivo e rapido dovrebbe essere affiancato da politiche nazionali e regionali per l’abitare, la mobilità sostenibile, l’economia circolare, il reddito e il lavoro dignitoso che non ci sono. È vero. Nonostante ciò, deve essere chiaro che si possono battere le destre solo guardando alla “nuda vita” come stella polare delle nostre scelte, in una visione alternativa di società e restituendo tutela e voce a chi è stato abbandonato al suo destino e condannato a sopravvivere ai margini. Per una Roma senza più persone e “luoghi che non contano”.

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