La contemporaneità di Roma si può raccontare anche guardando a centinaia di esperienze concrete, vive e vitali.
Sia Musei Diffusi che il MAAM, con approcci diversi, ricordano che l’arte può fare città: attraversando la bellezza visibile e i vuoti urbani in cerca di nuove funzioni con energie, idee, relazioni, storie, cammini, resistenze, sogni collettivi.
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Nel ricco programma di India città aperta, iniziativa che ha da poco preso il via nel quartiere Marconi, la Fondazione Teatro di Roma e l’associazione Dominio Pubblico insieme agli Assessorati comunali alla cultura e all’urbanistica guidati rispettivamente da Massimiliano Smeriglio e Maurizio Veloccia hanno organizzato un incontro su “La città e la sua contemporaneità”.
All’Ufficio “Giubileo delle Persone e Partecipazione” di Roma Capitale, voluto dal sindaco Gualtieri a novembre 2024 per sollecitare la partecipazione e creare connessioni e collaborazioni tra i municipi, le realtà di base laiche e religiose e il Campidoglio, è stata richiesta in particolare una riflessione sul ruolo della cultura nei processi di trasformazione urbana, partendo dalla domanda su cosa significhi oggi “contemporaneo” in una città come Roma.
Nella semplificazione inevitabile di fronte a un tema tanto vasto e impegnativo si è partiti dal concetto positivo che si possa chiamare contemporaneo ciò che riesce a tenere insieme passato, presente e futuro, ciò che aiuta ad abitare i territori, ciò che costruisce connessioni nuove con la storia e genera relazioni sociali e culturali nei luoghi in cui viviamo. In questo senso la contemporaneità è uno sguardo trasversale, capace di ascoltare, includere e valorizzare anche ciò che spesso viene escluso o reso invisibile.
Contemporanei, però, sono anche fenomeni negativi che si fatica a contrastare dalle istituzioni locali: l’overtourism, con la pressione crescente sui quartieri centrali e semicentrali, la perdita di residenzialità e il paradosso di promuoversi efficacemente come Capitale in fase di rilancio ma al contempo di assistere impotenti all’allontanamento della vita quotidiana e dei meno abbienti; il rischio “di vetrina”, cioè di concentrare risorse e servizi nei luoghi ad alta visibilità e meno in tante periferie sociali; la crescita delle disuguaglianze economiche e sociospaziali, tra le sofferenze evidenti di periferie carenti di servizi fondamentali come di collegamenti e la piaga dell’abitare con il diritto alla casa negato a settori di popolazione in aumento.
Uscendo da considerazioni generali la contemporaneità di Roma si può raccontare guardando a centinaia di esperienze concrete, vive e vitali.
Per l’occasione ne ho scelte due, emblematiche e volutamente diverse per genesi e obiettivi: una avviata dal livello istituzionale, da Roma Capitale; l’altra maturata spontaneamente dal basso, per azione di alcuni di quei movimenti e realtà di base che sono dei formidabili agenti di cambiamento.
La prima, Musei Diffusi, compresa nel programma #RomaUnisce2025 dell’Ufficio “Giubileo delle Persone e Partecipazione”, nasce per valorizzare il patrimonio storico, artistico, archeologico, culturale e naturalistico sparso nei 15 municipi e spesso poco conosciuto, attraverso il coinvolgimento e la partecipazione delle romane e dei romani. Con i Musei Diffusi non si vuole “decentrare” la cultura ma riconoscerne la presenza viva e generativa in tutto l’enorme territorio, nonché creare occasioni perché possa essere conosciuta, fruita, condivisa, come scoperta o memoria collettiva, rafforzando identità, coscienza di luogo, appartenenza e coesione.
La seconda, il MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz – rappresenta un altro volto della contemporaneità romana: è un museo abitato, autogestito, partecipato, che ha trasformato un ex stabilimento industriale occupato in uno spazio ibrido di arte, attivismo e diritto all’abitare. È un luogo dove la cultura non si limita a esporre ma agisce e ridefinisce gli spazi, crea cittadinanza, difende la dignità urbana. Da ultimo si è aggiunto un progetto di rigenerazione di Roma Capitale, per creare 150 unità di edilizia residenziale pubblica e garantire la continuazione dell’esperienza artistica del museo dopo aver finalizzato l’acquisto dell’ex salumificio dalla proprietà privata.
Sia Musei Diffusi che il MAAM, con approcci diversi, ricordano che l’arte può fare città: attraversando la bellezza visibile e i vuoti urbani in cerca di nuove funzioni con energie, idee, relazioni, storie, cammini, resistenze, sogni collettivi.
Roma la millenaria e l’eterna, in questo modo, si può riscoprire ogni giorno un po’ più contemporanea, città di frammenti che agiscono e ambiscono a diventare centralità culturali, città di linguaggi e produzioni da riconoscere e respirare in un dialogo intenso, città essenzialmente da vivere e solo in seconda battuta da ammirare e visitare.






