Ennesimo suicidio a Rebibbia. Servono norme immediate contro il sovraffollamento. Amnistia per i reati minori
Buon primo maggio, festa delle lotte sociali!

Ora e sempre Resistenza! Viva il 25 Aprile! Appuntamento venerdì 25.4 a Largo Bompiani ore 9.30

24/04/2025

La Resistenza e la lotta partigiana sono le pagine migliori del Novecento del nostro Paese, un moto popolare che ha riaffermato i valori di libertà, democrazia e uguaglianza nelle idee e nelle pratiche, tra i sentieri delle montagne come tra le vie dei centri urbani.

È una storia che appartiene a piccoli paesi come ai grandi quartieri delle città, di Roma in particolare.
La Capitale seppe resistere senza paura a 9 mesi di occupazione, manifestò a ogni occasione la sua radicale avversione ai nazisti invasori e ai fascisti collaborazionisti, li portò sull’orlo di ripetute crisi di nervi con conseguenti sbocchi di ferocia e barbarie proprio per l’ostilità che percepivano dalla popolazione.

A fianco alla dimensione sociale e istintiva c’era quella politica rappresentata dal Comitato di Liberazione Nazionale CLN, con monarchici, liberali, democristiani, azionisti, socialisti e comunisti nelle varie sfaccettature delle diverse organizzazioni, dal PCI a Bandiera Rossa, tutti diversi ma tutti uniti da un comune sentimento antifascista.

E c’erano i gappisti e i partigiani, decisi a reagire colpo su colpo sul piano militare, per non dar tregua a coloro che erano impegnati a depredare le vite già magre di un popolo fiaccato dalla povertà, dalle distruzioni, dai lutti, da un regime che al totalitarismo all’interno aggiunse la guerra mondiale di Hitler e Mussolini, le follie coloniali, il razzismo di Stato e mille altre nefandezze.

Roma è stata per intero quella “città ribelle e mai domata” evocata da una vecchia canzone comunista. I tanti e le tante combattenti, che dall’8 settembre 1943 avevano scelto di essere ribelli e non gaglioffi, riuscirono a dare un contributo determinante alle truppe alleate e alla liberazione, di Roma il 4 giugno 1944, di Milano e dell’Italia del nord il 25 aprile 1945 a seguito dell’insurrezione generale.

E’ la Liberazione, la fine di una sofferenza, di un’oppressione e della cancellazione delle libertà durata oltre un ventennio. La festa da allora ricorda i sacrifici fatti e le esistenze cancellate dalle terribili ideologie nazifasciste, restituisce profondità e regala radici alla stagione repubblicana e alla Costituzione del 1948, riflette il carattere della riconquistata autodeterminazione e spinge a riflettere sul valore della libertà e della democrazia.

La Liberazione è anche momento di vendetta, sta a metà “tra pulsione di festa e spettacolo di morte” per usare le parole di Claudio Pavone e la sua analisi sulla complessità della lotta partigiana, percorso di liberazione nazionale e contemporaneamente guerra civile e di classe con implicazioni etiche e politiche estremamente articolate.

E’ la Liberazione, la festa più bella, quella che unisce culture diverse e che non potrà mai appartenere davvero a chi cerca e trova ispirazione nei dettami dei fascismi, cioè le destre, i teorici della razza, i nazionalisti, i suprematisti, i guerrafondai, i razzisti.

Ora e sempre Resistenza!
Viva il 25 Aprile!
Viva la Liberazione!

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